Leggere aiuta a giocare meglio

Mauro Berruto ha ragione: «leggere aiuta a giocare meglio». L’ex allenatore della nazionale italiana di pallavolo, d’altronde, riparte dai dati; nelle regioni in cui crolla il numero di libri letti dagli adolescenti è parimenti in aumento il drop–out sportivo tra gli 11 e i 16 anni. Quello del drop–out sportivo è un allarme sottaciuto.

Grave al pari dai disagi che provoca un uso smodato (e incontrollato) dei social network.

Berruto fa un salto in avanti nella “sua” idea di sport. Lo fa attraverso il Festival della Letteratura di Mantova che – scrive l’erede di Velasco – «dal 1997, al finire dell’estate, anima la vita intellettuale della città. È un evento che, meravigliosamente, fa sì che la città sia presa d’assalto da scrittori, autori, editori e tanto, tantissimo, pubblico che riempie sale, chiese, palazzi, tende in piazza per dar vita a quella meravigliosa magia che contraddistingue gli esseri umani: raccontare e sentirsi raccontare storie. Se è vero che l’essere umano è l’unico animale narrante, Mantova, ogni anno per cinque giorni, ne diventa la tana». Ma cosa c’entra un festival letterario con lo sport e i ragazzi. «La grande novità dell’edizione 2017, terminata domenica scorsa, – spiega Berruto – è stata quella dell’inserire lo sport come uno dei temi portanti del Festival». Si può leggere di sport, si deve parlare di sport. Soprattutto ai ragazzi.«Addirittura gli organizzatori del Festival hanno dedicato allo sport uno spazio quotidiano, una vera e propria palestra, in totale ossequio ai princìpi olimpici. Il cimento letterario/sportivo ha visto scendere in campo Giovanni Arpino, Dino Buzzati, Achille Campanile, Edmondo De Amicis, Carlo Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini, Vasco Pratolini, Giovanni Testori, Paolo Volponi e decine di altri atleti della narrativa e della poesia italiana degli ultimi due secoli. Letture pubbliche, – dice Berrutto – dedicate ai grandi gesti atletici, ai campioni entrati nell’immaginario collettivo e oltre 400 volumi, lasciati in libera consultazione, tra attrezzi ginnici, spalliere e quadri svedesi».

La vera novità, infatti, è che «un pubblico così numeroso, eterogeneo e attento, regala l’idea che il nostro Paese sia davvero (e finalmente) pronto ad accogliere lo sport come fatto culturale, capace di esprimere una propria epica e un proprio, dignitosissimo, genere letterario.

Insomma, una specie di rivincita tanto attesa per chi ama sport e letteratura».

Mantova rappresenta una buona prassi e sarebbe il tempo che, parlando di politica sportiva, qualcuno si attivasse a più livelli, soprattutto in quei territori che risaltano alle cronache come coacervo di povertà educativa, come la Calabria. Aprire la palestra, in fondo, è proprio come sfogliare un bellissimo ed emozionante libro.

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