Nel decimo anniversario della pubblicazione dell’Amoris laetitia, Papa Leone XIV ha diffuso un messaggio in concomitanza con la solennità di San Giuseppe per tracciare il futuro della pastorale familiare. Il pontefice ha annunciato una convocazione a Roma per l’ottobre 2026, rivolta ai presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, con l’obiettivo di avviare un discernimento sinodale sulle modalità di annuncio del Vangelo alle famiglie odierne. Il documento richiama la necessità di un approccio pastorale in grado di unire l’insegnamento dottrinale alla prossimità, focalizzandosi sul riconoscimento delle fragilità umane e sul supporto tangibile ai nuclei familiari esposti a situazioni di crisi, povertà o violenza.
L’annuncio per il 2026 e l’eredità dell’Amoris laetitia
Il messaggio che Leone XIV ha firmato giovedì scorso, nella solennità di San Giuseppe, per il decimo anniversario dell’Amoris laetitia ci consegna un annuncio: nell’ottobre 2026 i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo saranno convocati a Roma per «procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi». Fu proprio il 19 marzo 2016 che Francesco consegnò alla Chiesa quell’esortazione apostolica nata da tre anni di confronto sinodale e maturata nel clima dell’Anno Santo della Misericordia, Leone XIV lo riconosce apertamente, rendendo grazie «per l’impulso dato allo studio e alla conversione pastorale della Chiesa», e collocando l’Amoris laetitia nel solco tracciato dalla Familiaris consortio di Giovanni Paolo II nel 1981: sono due documenti che, a distanza di trentacinque anni l’uno dall’altro, hanno cercato di tenere insieme dottrina da una parte e prossimità pastorale alle famiglie dall’altra.
Andare oltre le norme: la fragilità come parte dell’esistenza
Il cuore del messaggio scritto da papa Leone consiste, in sintesi, in un andare oltre il già fatto, Prevost, infatti, richiama i temi centrali dell’esortazione di Francesco: la possibilità di vivere «storie di amore» anche attraversando «crisi familiari», l’adozione dello «sguardo di Gesù», la necessità di «accompagnare, discernere e integrare la fragilità» senza ridurre tutto a una questione di norme. E, richiamando l’omelia pronunciata ai giovani riuniti a Tor Vergata durante il Giubileo della Speranza nell’agosto scorso, ricorda che «la fragilità è parte della meraviglia che siamo», non siamo fatti «per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore». È su questa fragilità riconosciuta, e non negata, che Leone XIV fonda la sua proposta pastorale per annunciare il Vangelo della famiglia alle nuove generazioni: occorre «evocare la bellezza della vocazione al matrimonio proprio nel riconoscimento della fragilità», così da risvegliare «la fiducia nella grazia» e il desiderio di santità, un correttivo a chi, anche dentro la Chiesa, continua a opporre l’ideale alla realtà della vita.
Il ruolo dei laici e il nuovo orizzonte sinodale
Leone non dimentica chi soffre. Infatti, chiede di sostenere le famiglie colpite «da tante forme di povertà e di violenza presenti nella società contemporanea» e ringrazia i pastori, gli operatori pastorali, le associazioni e i movimenti impegnati nella pastorale familiare, soprattutto, ricorda che esistono «luoghi e circostanze in cui la Chiesa non può diventare sale della terra» se non attraverso i laici e, in modo particolare, le famiglie stesse. Ottobre 2026 è il nuovo orizzonte verso cui converge l’agire sinodale della Chiesa, non un nuovo Sinodo, ma un incontro in cui i pastori sono chiamati a misurarsi, alla luce dell’Amoris laetitia, con ciò che le Chiese locali stanno già facendo e con ciò che resta da fare. Un metodo che conferma la scelta della collegialità come stile di governo di papa Prevost, e che affida a San Giuseppe, custode della Santa Famiglia di Nazaret, il compito simbolico di proteggere il cammino.













