Lotta alla droga, la vera sfida è quella del reinserimento

Segni e storie di un percorso che rischia di scomparire. Il Centro semiresidenziale “Don Tonino Bello” ed il Centro Casa “Carlo Pizzi” del Cereso sono stati, in alcune attività e servizi, precursori nella lotta alle dipendenze e nella prevenzione del disagio giovanile. Nello specifico, diversi sono stati i percorsi innovativi attivati in questo ultimo periodo.

Il “Centro Diurno Don Tonino Bello” accoglie, attraverso un servizio semiresidenziale, ragazze e ragazzi con problemi di dipendenza liberi o con provvedimenti restrittivi. Il centro, tra i vari servizi, propone anche dei percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, seminari formativi, informativi e attività laboratoriali.

A questo va aggiunto il “Gruppo Giovani ”, nato mesi fa per rispondere alle richieste d’aiuto dei ragazzi under 25, si pone come risposta concreta alle problematiche relative alla dipendenza da cannabis, cocaina, gioco d’azzardo, video giochi e alcol. La rete creata con le scuole, le associazioni e le Istituzioni, ha garantito, nel tempo, uno spazio d’ascolto innovativo, efficace e significativo per il territorio. Il percorso educativo si fonda sulla collaborazione con realtà del territorio per avvio di tirocini ed esperienza di servizio; E ancora il “Gruppo reinserimento sociale” coinvolge, invece, i ragazzi che hanno concluso il percorso terapeutico residenziale presso la Comunità “Archè” di Sant’Alessio D’Aspromonte. Uno spazio per confrontarsi e condividere. Il reinserimento sociale è l’ultima fase del percorso educativo – terapeutico ed è finalizzata ad affiancare la persona nel delicato processo di reintegrazione sociale e di autonomia. Il percorso accompagna e sostiene la persona verso il riconoscimento dei propri valori e interessi personali per la riformulazione di un proprio progetto di vita che sia di responsabilità e autonomia. Il lavoro del Cereso prevede, anche, la collaborazione con strutture formative e produttive del territorio, la partecipazione in attività di socializzazioni e servizio offerte dal territorio.

Infine, lo “Spazio Gap” per giocatori d’azzardo che ha la funzione di promuovere legami di solidarietà tra i membri che possono riconoscersi nelle storie di vita degli altri, sviluppando sentimenti di vicinanza e aumentando la fiducia nella possibilità del proprio cambiamento.

Si tratta di servizi “insiti” nella natura terapeutica di Progetto Uomo e che sono basati, spesso e volentieri, sulla capacità volontaria di creare reti e collaborazioni che – in vista di un possibile dissesto dell’Asp – potrebbero collassare per l’urgenza di colmare altre lacune dettate dall’assenza di risorse.

* educatore Cereso

 
 
La foto è di Aurelia Arito – https://oltrelanotizia.wordpress.com/

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