Ai Overview: Nel 151esimo anniversario della nascita di Luigi Aliquò Lenzi, Reggio Calabria ricorda la figura del giornalista e intellettuale che ha dedicato la vita alla tutela del patrimonio culturale locale. Fondatore dell’Associazione della Stampa Regionale Calabrese e autore del dizionario bio-bibliografico “Gli scrittori calabresi”, Aliquò Lenzi si distinse per aver recuperato e riorganizzato i volumi della biblioteca comunale estratti dalle macerie del terremoto del 1908. Mentre la città gli ha da poco intitolato un tratto di strada vicino a piazza del Popolo, la Biblioteca “Pietro De Nava”, di cui curò il trasferimento nell’attuale sede nel 1928, sta attraversando una nuova fase di trasformazione attraverso un progetto PNRR per la digitalizzazione dei suoi fondi storici.
L’anniversario della nascita e la via intitolata
Chi percorre il tratto di strada che da piazza del Popolo arriva alla Biblioteca comunale di Reggio Calabria cammina su un marciapiede che da ottobre 2024 porta il nome di Luigi Aliquò Lenzi. Oggi ricorre proprio il 151esimo anniversario della sua nascita: una ricorrenza che cade mentre la Biblioteca «Pietro De Nava» (la più antica della Calabria, quella che lui ricostruì) è chiusa per lavori e al centro di un progetto PNRR di digitalizzazione dei suoi fondi storici.
La carriera giornalistica e la fondazione dell’Associazione della Stampa
Nato nel 1875, Aliquò Lenzi si orientò sul giornalismo fin da giovanissimo, fu redattore del «Corriere di Calabria», diresse «La Gazzetta di Reggio» e la «Rivista Storica Calabrese», tenne corrispondenze per «Il Tempo» di Roma e «Il Mezzogiorno» di Napoli, rifiutò il passaggio al «Secolo» di Felice Cavallotti pur di restare nella sua città. Nel 1908, al convegno dei giornalisti calabresi, fondò con Italo Vollaro l’Associazione della Stampa Regionale Calabrese, chiedendo (come racconta il figlio Filippo nella biografia del 1945) che «la cronaca nera non continui a diffamare tutta la regione, facendola apparire popolata di ladri e di briganti», una frase quanto mai attuale.
Il recupero dei libri dalle macerie del terremoto
Proprio in quel 1908 il terremoto del 28 dicembre distrusse Reggio e Messina, la biblioteca comunale, ospitata nella Chiesa di San Gregorio Magno, finì sotto le macerie e per sei anni i libri restarono lì. Nel luglio 1914 Aliquò Lenzi fu incaricato del recupero: salvò il materiale superstite, lo arricchì con donazioni e lasciti e poi creò una sezione dedicata alla produzione culturale calabrese, infine nel 1928 ottenne il trasferimento della sede nel villino liberty donato alla città dal ministro Giuseppe De Nava, dove nel 1932 istituì la Cattedra di Storia Letteraria Calabrese e nel 1936 organizzò uno dei primi corsi di formazione per le biblioteche popolari e scolastiche.
Il dizionario degli scrittori calabresi
L’opera di una vita, «Gli scrittori calabresi», uscì a Messina nel 1913: un dizionario bio-bibliografico degli intellettuali della regione che il figlio Filippo ampliò nella seconda edizione del 1955, undici anni dopo la morte del padre, è ancora oggi uno strumento di riferimento per la storiografia calabrese.
L’impegno per la cultura e il meridionalismo
Aliquò Lenzi morì a Reggio il 18 settembre 1944, il figlio lo ricordava come un uomo che trascorse mezzo secolo curvo sui libri, «lavorando disinteressatamente nel miraggio di una Calabria migliore, proiettando sull’avvenire le luci del passato». Il suo meridionalismo partiva dalla cultura: dalla catalogazione paziente, dalla cura di ciò che rischiava di andare perduto.
Il progetto di digitalizzazione dei fondi storici
Oggi la Biblioteca De Nava, con i suoi oltre 115mila volumi, 14 incunaboli e 147 pergamene dal XIII al XIX secolo, attraversa un’altra trasformazione perché i materiali che Aliquò Lenzi estrasse dalle macerie vengono digitalizzati e resi accessibili da remoto. L’intenzione, se ci pensiamo, è la stessa che lui compì nel 1914: sottrarre la memoria all’oblio e consegnarla a chi verrà dopo.













Una risposta
Gentile Redazione, apprezzo con vera partecipazione sia il vostro nobile ricordo sul dott. Luisi Aliquò Lenzi che sull’eccellenza di quella epoca europea del Liberty regino: aperto alle proto avanguardie ma tuttora figurativo nel Novecento decadente. Auspicabile sarebbe senz’altro il ricupero di quella aurea che approderà in seguito alla Città bella e gentile proponendo oltre alle attività un pochino provinciali un programma di tipo estetico più europeo che, implicito a quell’età possa comprendere l’estetismo della decadenza: parigina, viennese o preraffaellita così vicine a Reggio nella loro lettura universale. Grazie, gentili e… ad maiora,