Avvenire di Calabria

Dalla parrocchia messinese al centro d'accoglienza nella Locride: sono diverse le storie di impegno durante l'emergenza

Mascherine anti-Covid, ecco le sartorie solidali sullo Stretto

Redazione Web

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Circa 500 mascherine al giorno: numeri da produzione industriale per un bene prezioso quanto ricercato in questo periodo di pandemia. Eppure l'impegnativa produzione ricade e viene portata avanti in modo volontario dai numerosi parrocchiani della chiesa San Giovanni Paolo II di Portosalvo, a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Tutto si svolge nell'ambito del laboratorio sartoriale di inclusione sociale allestito dentro i locali della parrocchia, con il sostegno e patrocinio dalla stessa Caritas diocesana di Messina. La notizia è riportata da Avvenire.
Da circa una settimana il laboratorio sartoriale ha "riconvertito" le sue creazione e iniziato a lavorare per produrre a pieno ritmo soltanto le tanto preziose e ricercate mascherine protettive. Come ricordato dal parroco don Vincenzo Otera sono già state fatte le prime consegne all’ospedale Fogliani di Milazzo, alla Croce rossa e alle forze dell’ordine cittadine. Realizzate anche grazie al prezioso contributo dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, guidata da monsignor Giovanni Accolla, le mascherine sono confezionate e vengono consegnate tutte sottovuoto. E vengono donate gratuitamente. “La cosa più bella di questi giorni è che, nella parrocchia, stiamo collaborando tutti per questa iniziativa, per realizzare le mascherine e regalarle. Tutti i volontari stanno dimostrando cuore e profonda umanità” ha raccontato quasi commosso padre Otera.

Un'altra storia da raccontare arriva da Sant'Ilario dello Ionio, nella Locride. A svelarla è l'agenzia Ansa. Mascherine contro il coronavirus per le comunità di Camini, Sant’Ilario e Ferruzzano e, a seguire per Protezione civile, associazioni e quanti ne avranno bisogno. Partono così, a Camini e Sant’Ilario, nella Locride, i laboratori di cucito solidale della Eurocoop Jungi Mundu di Camini in Ati con la cooperativa sociale Pathos di Caulonia, con beneficiarie del progetto di accoglienza Siproimi impegnate a realizzare a mano mascherine protettive. Le mascherine, vengono realizzate nei laboratori nati per realizzare lavori sartoriali multietnici, che contribuiscono al necessario per l’emergenza grazie alla disponibilità delle rifugiate siriane. I prodotti, realizzati in “tessuto non tessuto” TNT, lavabile, quindi riutilizzabile – è scritto in una nota – man mano che vengono cucite, saranno distribuite gratuitamente a rifugiati, cittadini dei tre comuni coinvolti e quanti operano per il contrasto della pandemia come protezione civile e associazioni di volontariato impegnate a vario titolo.

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