Mese mariano: un viaggio nel libro scritto da don Saraceno

La maternità di Maria, segno di amore

Da Agenzia Sir M. Nicolais

Quando ha letto il suo libro, Papa Francesco gli ha telefonato per confessargli di aver pianto nel leggerlo. Don Luca Saraceno, oggi parroco della Chiesa madre di Solarino, è l’autore del volume “La saggezza delle lacrime. Papa Francesco e il significato del pianto”. Partiamo da qui, per chiedergli una riflessione sul significato della figura di Maria, alla vigilia del Mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla madre di Gesù.

Lei è stato per cinque anni rettore del Santuario della Madonna delle lacrime a Siracusa. Che significato ha questo tipo di devozione mariana nella vita concreta della gente?

La devozione alla Madonna delle lacrime è sentita soprattutto per la sua capacità di mettere insieme la straordinarietà e l’ordinarietà, il mistero e la familiarità della vita quotidiana. L’evento che vi ha dato origine è senza dubbio un evento eccezionale – la lacrimazione di un quadro di gesso rappresentante il cuore immacolato di Maria – però vissuto in un contesto assolutamente ordinario: la vita di famiglia, in una casa, sopra al letto di una donna che aspettava un bambino. Andare al santuario della Madonna delle lacrime significa, per i fedeli, sentirsi capiti: se la Madonna ha pianto, vuol dire che capisce cosa significa questo nostro patire, soprattutto per i figli, per la sorte dei nostri figli. Il pianto della Madonna nasce da una maternità, e il parto è un evento ordinario e straordinario.

“Il pianto delle donne non manca mai nel mondo”, abbiamo ascoltato nella Via Crucis di quest’anno, scritta da una donna. Papa Francesco, durante il Giubileo, ha “inventato” una Veglia per asciugare le lacrime. Ma tutto è cominciato con Maria, ai piedi della Croce…

Dobbiamo ricordarci che Maria partecipa al pianto di Gesù: è Gesù che piange, nei Vangeli non ha mai nascosto le sue lacrime: lacrime per la morte di Lazzaro, lacrime per Gerusalemme che non aveva capito il senso della sua venuta, lacrime per il mistero della Passione e della morte in croce… Il pianto di Maria dà voce al pianto di Dio che si commuove, prova compassione per gli uomini. Papa Francesco ha messo in evidenza a più riprese il tema delle lacrime, del pianto, proprio perché quelle lacrime e quel pianto danno voce ad un linguaggio silenzioso. In una delle catechesi dedicata alla speranza, Francesco ha citato il pianto di Rachele, che ha portato speranza e vita nuova: non dolorismo, non sofferenza fine a se stessa. Come nel parto, le lacrime generano qualcosa di nuovo. Durante la Veglia per il Mese del Rosario, lo scorso anno, Il Papa ha parlato delle lacrime della Madonna come mezzo per trovare la forza per consolare quanti sono nel dolore. Speranza e consolazione: non piagnisteo, ma balsamo per consolare chi è nel pianto. Durante il viaggio a Napoli, Francesco ha menzionato le lacrime delle madri di Napoli, mescolate insieme alle lacrime di Maria: lacrime capaci di sciogliere la durezza dei cuori, lacrime di perdono e di riscatto, che sono uno squarcio sul futuro, mai un ripiegamento su sé stessi. Consolazione e speranza, perdono e riscatto: due binomi che attestano la forza vivificante delle lacrime.

Papa Francesco parla spesso di una Chiesa madre, col volto di mamma. Quale rilevanza ha per la Chiesa di oggi la figura di Maria?

Il Papa, come hanno osservato molti commentatori, riprende l’immagine del teologo svizzero von Balthasar sul principio petrino e il principio mariano nella Chiesa. Quando dice che la Chiesa è al femminile, si riallaccia a quello che il Concilio ha detto su Maria, come principio ecclesiale, immagine, icona autentica della Chiesa. C’è poi la devozione particolare che Francesco nutre per la Madonna che scioglie i nodi e per la Madonna Odigitria, molto popolare da noi in Sicilia: colei che non solo indica la via, ma scende in strada con noi, non rimane ferma. Maria non è una “giovane-divano”, ha detto Francesco ai giovani nel videomessaggio per le prossime Gmg: si mette in fretta in cammino per raggiungere sua cugina Elisabetta, va in fretta ma non vive di fretta.

Credo che il Rosario sia una preghiera molto sentita tra la nostra gente, ma purtroppo spesso prevale l’aspetto devozionale nel senso peggiorativo del termine. Il Rosario è una preghiera cristologica, che mette al centro la figura di Gesù che noi preghiamo avendo accanto Maria: l’immagine è quella degli Atti degli Apostoli, con Maria che prega con i discepoli in attesa dello Spirito Santo. Maria è colei che prega con noi: noi non preghiamo Maria, preghiamo con Maria. Quando recitiamo il Rosario, la nostra preghiera è rivolta a Gesù, ed è una preghiera che non ci disincarna dalla realtà, tutt’altro. Nasce dall’ascolto, ci spinge ad uscire per incontrare Gesù nei volti sofferenti e per esercitare quel ministero bellissimo che è la consolazione. A stare con chi è solo. È difficile la preghiera del Rosario, è la preghiera contemplativa per eccellenza: la preghiera delle anime pure, non una semplice giaculatoria.

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