Avvenire di Calabria

Il primo cittadino peloritano alla conta dei voti per la maggioranza a Palazzo Zanca

Messina, è il giorno della sfiducia ad Accorinti

Federico Minniti

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Il "sogno-Accorinti" potrebbe svanire prima della fine naturale del suo mandato popolare.
Se la vittoria del leader del movimento "No Ponte" fu salutata come un nouvelle politique, la defenestrazione del primo cittadino peloritano assomiglia molto più da vicino a un atto da Manuale Cencelli, da Prima Repubblica insomma.
“Dopo tutto quello che ho fatto per la città, lavorando giorno e notte, non potrebbe essere altrimenti. Non ho mai preso accordi sottobanco con nessuno, nel nome del cambio della politica. Fare questo significa già aver vinto, non sono preoccupato per niente”, un commento lapidario, quello di Accorinti, appena giunto a Palazzo Zanca, sede del comune di Messina.
In realtà i temi della rovente querelle sono molteplici: dal caso-Dario Fo a MessinAmbiente sino a giungere a un eventuale ulteriore rimpasto di deleghe. Argomenti su cui, però, oggi Accorinti non vuole entrare: “In questo momento non ha senso parlare del futuro se stasera finisce tutto andiamo a casa", una frase che sa di resa. Non per il borsino politico messinese che vedrebbe - secondo gli addetti ai lavori - la riconferma del sindaco ancora in bilico.
Tutto dipende dagli uomini di Francantonio Genovese, l'ex primo cittadino di recente condannato a 11 per i corsi di formazione "d'oro". Questi hanno annunciato il loro abbandono al Partito Democratico, che compone la maggioranza di Accorinti, per transitare in Forza Italia.
Oggi, però, non sarebbe pronti alle urne. Quindi potrebbe appalesarsi una scelta "di comodo", di puro opportunismo politico. Mantenere un sindaco, nei fatti sfiduciato, al suo posto. Nel frattempo si voterà alle regionali e poi sarà tutto da decidere.
Una mera ipotesi. Sempre che Accorinti non stupisca con un ennesimo atto di scena.

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