Mettere i malati al centro

La riflessione del presidente dell’Hospice Via delle Stelle sullo stato di salute della sanità calabrese

È molto difficile, non essendo un esperto nel settore, ma solo un medico in pensione, delineare lo stato dei servizi sanitari nella nostra Regione e in particolare a Reggio Calabria. È ben noto a tutti che la nostra Regione è commissariata da molti anni, quasi un decennio, per un grave disavanzo della spesa sanitaria e per l’inadeguatezza dei servizi resi ai cittadini. Ma, a parte il continuo conflitto tra il Commissario e il Presidente della Giunta regionale, che ovviamente non può che determinare difficoltà gestionali e inceppi nell’organizzazione generale, si può con tranquillità affermare che questi otto anni di commissariamento non sono riusciti a migliorare in modo significativo lo stato economico della Regione, né a fare percepire al cittadino un netto miglioramento delle prestazioni sanitarie. Il commissariamento di molte Aziende Sanitarie Provinciali, gli episodi riscontrati in questi giorni (elisoccorso, stipendi pagati a condannati) e il cattivo funzionamento di molte strutture sanitarie danno una chiara chiave di lettura della grave situazione. La spesa sanitaria regionale corrisponde a circa l’80% della spesa dell’intera Regione e pertanto rappresenta una fetta molto appetibile al mondo dell’imprenditoria, agli esperti dei facili affari oltre, ovviamente, a tutti gli ambienti malavitosi e ‘ndraghetisti; questo ha determinato una lievitazione della spesa cui spesso non ha corrisposto un miglioramento della qualità dei servizi. Ovviamente il punto di vista del medico è molto diverso da quello del politico; l’uno ritiene che al centro del sistema debba essere il malato e quindi che tutto dovrebbe essere impegnato a garantire un servizio di eccellenza sia sanitario che relazionale al paziente, l’altro ha come interesse primario il bilancio della spesa. Questa diversità di obiettivi diventa produttiva solo quando, salvaguardando l’interesse del paziente, vengono eliminati tutti gli sprechi e viene ottimizzata la spesa. Solo una politica seria e una classe medica adeguata potrebbero ottenere un risultato efficace e correggere gli errori del passato. L’emigrazione sanitaria, che determina un aumento della spesa, può essere ridotta o annullata solo garantendo un servizio adeguato alle esigenze dei malati ed educando il cittadino a non disprezzare quanto di buono viene fornito in loco. Esistono, infatti, numerose strutture di elevata qualità sanitaria nella nostra città e ottime professionalità che operano spesso in condizioni ambientali estremamente disagiate a cui sopperiscono con un notevole impegno professionale. Un’ultima considerazione vorrei farla sul ruolo delle professioni sanitarie; anche da noi si comincia a dare il giusto significato e la dovuta dignità a questi operatori che svolgono un’importante funzione nella gestione sanitaria del malato. In molti ambienti già si realizza quello che il mondo anglosassone ha sperimentato con grande successo. Strutture come l’Hospice attuano un’adeguata integrazione dei servizi sanitari con grande beneficio dei pazienti. Le professioni sanitarie non sono al servizio del medico ma, insieme al medico sono al servizio del paziente; così come la centralità del servizio sanitario non deve essere il personale sanitario, ma il malato

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