Migranti. «Gli italiani non dimentichino di esserlo stati»

Sono passati oltre 100 anni da quando San Pio X istituì la “Giornata dell’emigrante”, da quando cioè nel 1914 l’emigrazione era diventata una marea esplosiva, un flusso inarrestabile per il nostro Paese: dall’unità d’Italia alla vigilia della prima guerra mondiale già erano emigrati 15 milioni di connazionali, esodo continuato poi a ritmo più contenuto, per riesplodere dopo il secondo conflitto mondiale e portare la cifra globale degli emigrati, dall’unità d’Italia ad oggi, sui 30 milioni, di cui 5 milioni costituiscono la presenza attuale sul nostro territorio. 

Quasi non avvertiamo questo imponente esodo dalla nostra terra, perché ora noi italiani siamo tutti presi dal movimento in direzione inversa, ossia dei tanti, tantissimi stranieri, regolari e non regolari, che riescono a varcare le nostre frontiere; sono circa 5 milioni, pari cioè alla quota dei nostri italiani all’estero. Vale la pena dunque richiamarci il monito biblico e applicarlo al caso nostro: “Ricordati, Israele, che anche tu sei stato straniero” – “ Ricordati, italiano, che anche tu sei stato e sei tuttora straniero, sparso nei cinque continenti”.

Se poi spingiamo lo sguardo sullo scenario generale del mondo, costatiamo che circa il 3 per cento della popolazione mondiale è in fase di mobilità non per libera scelta, ma in modo più o meno forzato. Lasciamo la parola a Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2018: “Voglio ancora una volta ricordare gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati…”.

Il Santo Padre da molti anni è solito inviare a tutti i fedeli un messaggio su questo impressionante fenomeno; quest’anno 2018 il messaggio è doppio, uno per la Giornata del Migrante che si celebrerà domenica 14 gennaio, l’altro per quella della pace e la sua parola prende un tono più vibrante e persuasivo. Dice anzitutto che nel riordinare nel 2017 la Curia Romana, egli ha deciso che l’ambito della mobilità umana rimanesse di sua diretta competenza: “Nell’istituire il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, posta ad tempus sotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso migranti, sfollati, rifugiati e vittime della tratta”.

Una decisione questa di Papa Francesco di eccezionale portata simbolica, che spiega anche il perché del duplice messaggio sulle migrazioni per il 2018. Probabilmente egli riscontra un certo immobilismo nella Chiesa in questo settore, non tanto sul piano delle idee, della teoria, ma su quello dell’azione concreta. In ambedue i messaggi egli ci ha lasciato il medesimo quadrinomio: Accogliere, proteggere, promuovere, integrare i Migranti e Rifugiati. E’ tutto un programma.

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