Mons. Renzo chiarisce sul divieto del Rosario alla Fondazione

È pensabile che un vescovo possa vietare nella sua diocesi la recita del Rosario ai fedeli? Ed è possibile che lo abbia fatto per impedire l’assembramento di persone visto che tutto avveniva via streaming, al chiuso e solo con pochi presenti? Non è paradossale? Ma il vescovo non ha proceduto al divieto per evitare assembramenti, come è stato comunicato, perchè non ce n’erano nè i presupposti, nè un ventilato pericolo! Allora che significa tutto questo camuffare la realtà?

C’è, senz’altro, subito da chiarire che il divieto del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo, di consentire la recita del Rosario alla Fondazione di Paravati, non era rivolto ai fedeli, ma alla Fondazione, che se n’era fatta indebitamente promotrice. Questa, infatti, aveva inteso organizzarne la recita per proprio conto e nella propria sede, in diretta streaming come se fosse un normale organismo ecclesiale riconosciuto, ma indipendente dall’autorità della Chiesa, ignorando peraltro il Decreto di revoca del suo Statuto risalente al 1° agosto 2017, diventato definitivo perchè mai appellato nei tempi previsti dal Codice di Diritto Canonico e che prevede per la Fondazione il divieto di organizzare attività di “religione e culto” di qualsiasi natura, dentro e fuori la propria sede e di utilizzare per qualsiasi attività di pastorale e culto la propria chiesa, tra l’altro ancora da consacrare (come invece è avvenuto, per esempio, nel mese di maggio scorso).

Al momento, quindi, la Fondazione, a prescindere dalle convinzioni personali degli interessati, è sprovvista di Statuto valido, stante quella revoca dell’approvazione canonica del 2017. Prova ne è anche il fatto, tra l’altro, che la Congregazione per il Clero, più volte, richiamandosi al detto decreto del vescovo, ha sollecitato la Fondazione a “provvedersi di uno Statuto canonicamente valido” essendone sprovvista (cf. lettera del Prefetto Card. Beniamino Stella del 12 giugno 2018).

Ad ogni buon conto, occorre, inoltre, non dimenticare che l’appuntamento della recita del Rosario e della Supplica era stato propagandato sul sito della Fondazione con tanto di locandina-invito che prevedeva lo sfondo della chiesa e quindi era un atto pubblico e non privato di religione, come si pretende e, pertanto, in forza del predetto decreto di revoca dello Statuto, assolutamente non consentito senza l’eventuale autorizzazione dell’autorità ecclesiastica. Cosa che non c’è stata.

Visto poi che si insiste pretestuosamente sulla fake-news che quel decreto non è più valido perchè si è in attesa del responso al ricorso presentato nel 2019 dalla Fondazione e pendente alla Congregazione per il clero, c’è da precisare che detto ricorso gerarchico non riguarda la revoca dello Statuto, ormai inappellabile, quanto piuttosto il Decreto del 3 luglio 2019, con cui il vescovo ha soppresso la Fondazione revocando altresì il relativo assenso per il riconoscimento sia della personalità giuridica di diritto civile presso il Ministero dell’Interno. sia della qualifica di “fondazione di religione e culto”.

Del resto di questa situazione la Fondazione è ben consapevole, visto che proprio con la motivazione della sua soppressione ha annullato le celebrazioni delle assemblee dei Cenacoli (23 agosto, 1° novembre, seconda domenica di novembre 2019), sostituite con Concerti, mentre fino ad allora, pur col decreto di divieto, dette celebrazioni non solo erano state richieste e consentite, ma per di più presiedute dal vescovo stesso. Questo sta a significare anche che il vescovo e la diocesi non hanno nulla contro la Fondazione, ma le chiedono solo di ritrovarsi e di operare nell’alveo della chiesa diocesana e non in parallelo, proprio nello spirito di Natuzza che ha raccomandato ai suoi l’obbedienza alla Chiesa.

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