Avvenire di Calabria

Il Servizio nazionale per la tutela dei minori della Conferenza episcopale italiana prosegue nel suo operato silenzioso

Monsignor Ghizzoni (Cei): «Tutela dei minori? Serve un lavoro di squadra»

Attualmente è in atto il Progetto Safe promosso e portato avanti da tre realtà associative: Csi, Azione cattolica e APg23

di Redazione Web

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A quasi due anni dall’approvazione delle nuove “Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili” il lavoro nei mesi del Servizio nazionale per la tutela dei minori, non si è mai fermato. A fare il “punto” di quanto fino ad oggi realizzato è il presidente del Servizio Cei, monsignor Lorenzo Ghizzoni, a sostegno anche delle azioni promosse dal progetto Safe.

«Le linee guida della Cei spiega l’arcivescovo di Ravenna- Cervia – sono state approvate dal giugno 2019 e da allora è partita una rete che coinvolge tutte le diocesi. Abbiamo chiesto di nominare un referente diocesano per un servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Al referente dove possibile si affianca un’equipe di collaboratori che si dovrà occupare prevalentemente della formazione e della sensibilizzazione di tutto il personale ecclesiastico (preti, diaconi, catechisti, allenatori, educatori e tutti coloro che lavorano a contatto con i bambini e con i giovanissimi) per aiutarli a prevenire qualunque forma di violenza, di abuso e di maltrattamento ed anche per dare loro il senso del rispetto dell’altro, del corpo altrui. Un aspetto molto importante, un percorso dove devono essere coinvolti oltre a tutti gli educatori anche i genitori e le famiglie. In molte diocesi italiane è stato quindi aperto il centro di ascolto per la tutela dei minori dove si raccolgono le segnalazioni, le notizie, le denunce di abusi che possono essere avvenute o che potrebbero avvenire nelle strutture ecclesiali. La rete c’è. E c’è anche la formazione, per accompagnare la quale sono stati pubblicati e resi disponibili online sul sito istituzionale https://tutelaminori.chiesacattolica.it tre sussidi. Nel secondo sussidio, che riguarda in particolare anche l’ambito sportivo si ricordano Le buone prassi di prevenzione nella parrocchia: vi sono citati per gli educatori, i luoghi e le attività che hanno bisogno di una nuova cultura dell’attenzione della custodia dei più piccoli da parte degli adulti».

Prosegue Ghizzoni: «L’obiettivo è far nascere atteggiamenti nuovi e una nuova coscienza, nonché dare origine a pratiche efficaci da applicare negli ambienti ecclesiali. Per dare garanzia alle famiglie che c’è protezione ed un patto di corresponsabilità. È importantissimo il lavoro della prevenzione perché riparare dopo un abuso è assai doloroso e applaudo al gioco di squadra che stanno facendo tre nostre realtà associative, come il Csi, l’Azione cattolica e APg23. Chi ha responsabilità deve essere sempre valutato dai referenti dell’organizzazione e ci deve essere un discernimento riguardo alle persone. Nel caso degli allenatori, per esempio nel mondo sportivo, devono essere delle persone scelte e formate sui pericoli e sulle situazioni a rischio. Non è affatto permessa ambiguità. Il progetto Safe deve andare avanti, perché purtroppo, lo dicono le indagini, anche nell’ambiente sportivo avvengono degli abusi. Quindi occorre ancora operare in gruppo, stringere un patto di alleanza, un accordo in favore dei minori, lavorare insieme per evitare dei seri guai ai nostri ragazzi».

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