Monsignor Mondello: «La Chiesa non soffra di clericalismo»

Sessant’anni di sacerdozio. Questo il traguardo che il 21 giugno raggiungerà monsignor Vittorio Luigi Mondello, arcivescovo emerito di Reggio Calabria – Bova. Lo abbiamo sentito in questi giorni per sapere come vivrà questo momento di grazia.

Quali sono i motivi principali per dire grazie al Signore?
Ne ho tanti, ma ne ho altrettanti per chiedergli perdono. Da un lato, ringraziare Dio perché mi ha voluto chiamare a questo ministero, con delle responsabilità eccezionali che ho potuto portare avanti solo con l’aiuto del Signore. D’altro canto, debbo dire che non sempre ho risposto ai doni del Signore. Per quanto mi sia sforzato, evidentemente, le lacune sono state tante e questo mi rattrista.

Durante gli anni del suo episcopato, lei ha ordinato tanti sacerdoti. Qual è il suo consiglio ai preti di oggi?
Dimentica tutto quello che finora si è detto del presbiterato. Non perché non serve: i tempi di oggi sono diversi. Serve una mentalità ecclesiale nuova: l’unico sacerdote è Cristo. Non ci può essere solo clericalismo o solo laicismo: il prete di oggi deve sentirsi un collaboratore umile della comunità cristiana.

Da giovanissimo, ha vissuto un’epoca di grandi cambiamenti. Oggi c’è un nuovo modo di vivere la propria ecclesialità?
Certo che sì. Sicuramente il Concilio vaticano II è stata una grazia enorme per la Chiesa. Ha eliminato alcune convenzioni che erano lontano dai principi evangelici. I vescovi erano visti come generali, la Chiesa era presentata come una società parallela a quella civile. Oggi stiamo riscoprendo che la Chiesa è un sacramento: la comunione tra Dio e gli uomini.

Lei ha incontrato diversi papi. A quale di essi si sente più legato?
La mia opinione non è segreta: la Chiesa non ha avuto papi così capaci come quelli dell’ultimo secolo. Quello a me più caro è Paolo VI, non perché mi ha chiamato all’episcopato: l’ho conosciuto quando era cardinale e io ero alunno del Seminario lombardo e lui era l’arcivescovo di Milano. Il suo amore per la Chiesa è davvero stupendo, da ricordare. Come teologo ho sempre apprezzato profondamente anche il cardinale Ratzinger; stima ampliata dopo il coraggio delle sue dimissioni da papa.

In questi anni ha svolto il suo ministero in tante diocesi. Qual è quella «del cuore»?
Sono nato a Messina, ho fatto il sacerdote per 17 anni e mezzo lì: non posso non dirmi innamorato di quella diocesi. Un amore che, però, devo condividere con l’arcidiocesi di Reggio Calabria: per 23 anni sono stato vescovo amato dai fedeli. La Chiesa reggina rimane la mia sposa. Il ricordo più caro è legato alla capacità di tanti laici che hanno saputo dare il loro impegno e con vera fede alla Chiesa reggina.

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