Morosini: «Europee, la partecipazione è un dovere»

Ho sentito il dovere come Vescovo di intervenire nell’imminenza di questa competizione elettorale per il rinnovamento del Parlamento Europeo. Nelle precedenti tornate elettorali, ho preferito la via del silenzio per rispettare la vostra libertà e maturità, capace di orientarsi ed esprimere autonomamente il diritto di voto.

 
Con questo mio intervento non voglio negare la scelta del passato, perché non voglio orientare il vostro voto; non ho infatti alcun’aggregazione politica da proporvi. Il dibattito elettorale in preparazione a queste elezioni è stato come non mai così povero di contenuti e meschino nella sua forma da far sperare ben poco nel futuro. Grande assente nel dibattito è stato proprio il tema dell’Europa, i suoi problemi, che sono tanti e gravi, le sue speranze e le sue prospettive, soprattutto nei confronti delle tematiche giovanili.
 

Sì, i giovani: sono proprio loro che credono maggiormente in una Europa unita; sono essi che dovranno beneficiare della nascita di una nuova Europa, più democratica, più unita, più aperta al mondo globalizzato.
Intervengo con questo mio appello solo per ricordarvi la gravità del momento presente e per denunciare certe indegne strumentalizzazioni religiose, portate avanti per guadagnare maggiori consensi.

 

Perciò, ricordando i grandi valori che l’Unione Europea ci ha già dato (assenza di guerre nazionalistiche, facile obiettivo di ogni progetto sovranistico, moneta unica, abbattimento delle barriere doganali, facili scambi culturali per i giovani e tra i giovani), nonostante i limiti e i difetti che possono sempre correggersi, mi permetto di invitarvi ad andare a votare compatti, perché il nostro voto può essere decisivo. Mai come oggi non si può lasciare in mano di pochi il destino di tutti; a tener conto che l’Europa unita è una prospettiva politica della quale non possiamo fare più a meno, contro ogni forma di nazionalismo. Sarà proprio una Europa unita a difenderci come nazione ad ogni livello, se riusciremo a stare in modo dialettico con la nostra storia e cultura all’interno di questa unione; ad esprimere il nostro voto con maturità e libertà, senza lasciarci suggestionare da pseudo richiami religiosi e da depistanti appelli all’identità cristiana, che non è data dall’ostentazione plateale di segni esterni (rosari e crocifissi), ma dalla volontà di seguire nei fatti il Vangelo di Gesù Cristo.

 
* Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova
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