Morosini: «La Pasqua ci prepari ad una vita diversa»

L’arcivescovo pone in correlazione la Solennità della Risurrezione del Signore con il tempo che l’umanità sta vivendo durante l’epidemia da Covid-19

Carissimi,
giunga a voi tutti il mio augurio pasquale, carico di affetto e di speranza.

Vi immagino – come noi tutti – negli spazi ristretti e forse angusti delle vostre case e, per questo, desidero che questo mio augurio, quest anno, vi infonda tanto coraggio e fiducia: Pasqua è annunzio della vita che non muore, dalla speranza che riaffiora, della luce che squarcia le tenebre.

Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Questo fu l’annuncio dirompente dell’Angelo, alle donne, all’alba del giorno della resurrezione!

Mai come in questo momento, l’augurio e l’auspicio che condividiamo è quello che, presto, si possa tornare ai ritmi di una vita normale, anche se sappiamo, senza dubbio, che non sarà immediatamente così. No: dobbiamo avere il coraggio di dirci che tutto sarà diverso.

Gesù è tornato a vivere, ma la sua vita, da Risorto, è stata diversa: una vita che ha ormai definitivamente sconfitto la morte e che è diventata, per noi, promessa di quella vita eterna che ci sarà donata alla fine dei tempi, quando ci saranno cieli nuovi e terra nuova, sarà sconfitto per sempre il dolore, e sarà asciugata ogni lacrima. E’ questo, per noi tutti, il grande dono che promana dalla resurrezione di Gesù, Colui che fa nuove tutte le cose.

Allora il mio augurio pasquale è che possiamo riprendere tutti la nostra vita, proprio nel segno del Risorto, purificati da tutto il male che il coronavirus ci ha fatto scoprire, sia nella nostra vita individuale che nei rapporti interpersonali e nelle relazioni sociali.

Un ritorno purificato ma felice, che ci restituisca a tutto ciò che costituiva il quadro della nostra esistenza, con tutti i tasselli che la componevano; un ritorno rinnovato dalla consapevolezza di aver scoperto quanto fossero inutili ed effimere tante nostre esigenze e, invece, quali fossero i veri valori, da ricuperare, custodire e trasmettere ai nostri figli.

Auguro che tutti possiamo tornare alla nostra vita rinvigoriti dalla grande lezione che, indirettamente, questa pandemia ci ha impartito.
Impariamo a scegliere ciò che vale veramente, a far crescere la vita, in noi e attorno a noi, ricomponendo quella scala di valori alla quale forse, prima, non badavamo più.
La vita è così breve e così esposta al pericolo di perderla, che val la pena viverla in pienezza, con più amore, con più generosità, con più accoglienza, attingendo forza da Gesù, che ci ha detto: Io sono venuto a darvi la vita e a darvela in abbondanza.

Abbracciamo Gesù risorto e rinnoviamo la nostra fede in lui. Quando potremo ricevere di nuovo l’Eucarestia, accogliamolo nuovamente come Pane di vita che ci nutre e diventa per noi fermento di immortalità.

Auguri per tutti, soprattutto a chi soffre ancora: agli ammalati, a chi, con abnegazione esemplare lavora ancora accanto ad essi; a chi ha perso i propri familiari senza poter dare loro un’ultima carezza; chi vigila sulla nostra incolumità, a chi è carcerato, chi ha perso fiducia nella vita.

Auguri a tutti i nostri sacerdoti, che mai come in questi giorni, stanno dando prova di coraggio e di prossimità. Auguri, soprattutto, ai poveri ed agli anziani, ai quali vorrei dire: siete i figli prediletti di un Dio che si è fatto ultimo per arricchirci della sua povertà!

Auguri a tutti! Gli spazi ristretti delle nostre case non ci priveranno della gioia che esplode dalla tomba vuota, e che può restituirci, se lo vogliamo, rinnovato entusiasmo, salute, pace, serenità, voglia di vivere, nel reciproco rispetto ed aiuto.

A tutti dico: non ci venga mai meno la speranza cristiana perché Cristo è risorto, alleluja!
Vi benedico tutti di gran cuore, e vi chiedo una preghiera per me.
Buona Pasqua.

* Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova

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