Nel cielo e nel mare: Le dinamiche del divino e dell’umano nella contemporaneità

Il Giubileo come sintesi di spazio sacro e memoria collettiva

Il Giubileo rappresenta una ricapitolazione dello spazio e del tempo. Documentazione della realtà e della comunità, la memoria del paese, ciò che si vuole ricordare; i suoi tratti essenziali, spesso idealizzati. rappresenta il sogno del paese, il paese sognato. Uno spazio nel quale si vorrebbe vivere, spazio di rapporti interpersonali armoniosi, nel quale il conflitto, lo scontro sono annullati.

Gesù in chiesa è meta della processione perché costituisce spazio religioso specifico nel più ampio spazio religioso dato dalla chiesa. In quanto epifania del sacro, è anche manifestazione dell’invisibile, centro di coniugazione e di scambio tra la morte e la vita. Il Giubileo  si costituisce come luogo simbolico in cui siamo tutti figure paradigmatiche.    



È spazio in cui si realizza l’antica civiltà dell’incontro come dono. I pellegrini  che partecipano all’evento presentano la loro varietà e semplicità e vogliono testimoniare devozione, amore. La preghiera indica l’intenzionalità detta  ex abundantia cordis e costituisce la materializzazione dei sentimenti, mezzo per manifestare l’esultanza degli animi. Non lacerazioni e conflitti, ma concordia di uomini e cose. È una sorta di documentazione  di una determinata realtà socio-culturale. È tempo sacro, per eccellenza  nel quale si realizza una sospensione delle leggi che regolano la realtà fisica e la vita quotidiana. È  tempo sacro è dell’eccezionale, che, in quanto tale, si contrappone al quotidiano, al tempo usuale, ritmato dalla fatica dell’uomo. Esso rappresenta l’Evento per eccellenza, attua una radicale renovatio temporis.

Rappresenta il rapporto biografia, autobiografia, memoria individuale e memoria collettiva, storia privata e storia collettiva. In esso sono rimeditati i nessi tra storia di vita, gli scenari di vissuti individuali e come sono ripensati, come sono ritmati   la  memoria e le esperienza, ravvivano il senso della  collettiva, mettono in luce la rilevanza e  il modo in cui narrato viene organizzato e meditato. In tutto questo il vescovo con ogni sua diocesi sintetizza con la sua figura i nodi e la volontà di dipanarli


PER APPROFONDIRE: Giubileo 2025, la Chiesa reggina prepara il pellegrinaggio diocesano a Roma


La tradizione orale si colloca all’interno di questo scenario, come storia dal basso, come recupero e accredito di pari dignità per attori sociali e culturali marginali, a lungo privi di voce. Paradigma di elementi oggetto di un intenso conferimento di significato simbolico. Esso è microcosmo di una realtà e, contemporaneamente contraddittoria, spazio perché la carica di valorazione simbolica si dispieghi. Il Giubileo in questo senso e con la sua ciclicità  si pone come la memoria della Diocesi e delle sue numerose articolazioni, con un  medium unico e irrepetibile che riafferma continuamente  e mantiene  l’identità collettiva, il suo carico emozionale, il suo bisogno di mettersi in cammino. Or dunque don Fortunato, Sua Eccellenza il vescovo della Diocesi di Reggio Calabria, assistici, unus inter pares, compatta il  cammino del popolo nel segno della speranza.

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