«In questi giorni non semplici andiamo vivendo l’esperienza della reclusione. Una reclusione non voluta, non desiderata, ma che stiamo affrontando con responsabilità, giorno dopo giorno, sperimentando la fatica di spazi angusti e di relazioni che spesso ci mancano o ci saturano».
«Le difficoltà che incontriamo ci aiutano a capire meglio l’esperienza, fisica ed emotiva, di quanti vivono all’interno delle case di reclusione, non per pochi mesi ma per molti anni.
Proprio loro, in questo periodo difficile per tutti, si sono resi protagonisti di un piccolo segno di vicinanza e di solidarietà: una carezza. Non è la prima volta. È da diverso tempo che i nostri fratelli reclusi, qui a Corigliano Rossano, si stanno dimostrando attenti nei confronti di coloro che all’interno della società sono vittime di bisogni e necessità».
«È di qualche giorno fa il dono che hanno fatto di una fornitura di presidi sanitari all’Ospedale “N. Giannettasio”, necessari agli operatori del settore, sostenendo la loro azione lavorativa nell’emergenza. Riconvertendo il dono pasquale, ricevuto dalla Diocesi, in mascherine, calzari e visiera, i nostri fratelli reclusi ci hanno dato testimonianza di carità e vicinanza umana».
«Nella giornata di Pasquetta, d’intesa con il Direttore del reclusorio di Corigliano Rossano e il Comandante della Polizia penitenziaria, nel rispetto delle prescrizioni emanate dal Governo, ho fatto visita in carcere ai nostri fratelli reclusi, incontrandoli a piccoli gruppi nelle varie zone di ricreazione poste all’esterno dell’edificio».
In questo tempo, i piccoli segni assumono grande spessore, soprattutto se arrivano dai piccoli della storia. Sono loro a insegnarci il valore di gesti semplici che hanno il sapore del poco ma che riempiono il cuore, perché ricchi di quella dignità umana che noi, “società civile”, abbiamo spesso dimenticato».
+ Giuseppe Satriano
Arcivescovo











