Novità dal mondo Ai, sedici Nobel e duecento economisti: «Sull’intelligenza artificiale bisogna agire adesso»

sfida Ai

Ai Overview: Oltre duecento studiosi ed economisti, tra cui sedici premi Nobel, hanno sottoscritto la dichiarazione We Must Act Now promossa dal Digital Economy Lab dell’Università di Stanford. Il documento segnala che l’intelligenza artificiale determinerà cambiamenti strutturali nel sistema economico in tempi notevolmente più brevi rispetto alla rivoluzione industriale, contraendo il periodo di adattamento da intere generazioni a pochi anni. I firmatari sollecitano governi e aziende a sviluppare incentivi e normative in grado di governare questa transizione, con l’obiettivo di tutelare i posti di lavoro e affiancare le capacità umane anziché sostituirle. In parallelo, nuove ricerche indipendenti mettono in luce l’imprevedibilità degli attuali modelli generativi in base alle aree geografiche, mentre il confronto tra le grandi aziende tecnologiche rimane spesso confinato a dispute legali e polemiche personali tra fondatori.

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L’appello di studiosi e premi Nobel

Alla rivoluzione industriale il mondo ha risposto nell’arco di alcune generazioni, con l’intelligenza artificiale il tempo a disposizione potrebbe ridursi a pochi anni: è l’idea che tiene insieme We Must Act Now (Dobbiamo agire adesso), la dichiarazione diffusa lunedì dal Digital Economy Lab dell’Università di Stanford e firmata da oltre duecento economisti e ricercatori, sedici dei quali premi Nobel. Il testo è molto corto, essenziale, sostiene che nei prossimi dieci anni l’IA potrebbe diventare «radicalmente più potente» e innescare una trasformazione economica più grande di quella industriale, in un arco di tempo molto più breve, con il rischio di una perdita di posti di lavoro su larga scala e insieme la possibilità di un forte miglioramento del tenore di vita. Da qui la richiesta rivolta a studiosi, governi e imprese: capire fin d’ora l’economia di questa tecnologia e costruire incentivi, tutele e istituzioni capaci di orientarla verso ciò che affianca il lavoro umano invece di imitarlo. Tra i firmatari ci sono Daron Acemoglu e Simon Johnson, Nobel 2024, e Michael Spence. Ci sono anche i responsabili dei laboratori che quella tecnologia la costruiscono: Jeff Dean di Google, Jack Clark, cofondatore di Anthropic, Noam Brown di OpenAI. Tra i quaranta docenti di business school compaiono Alfonso Gambardella e Arnaldo Camuffo della Sda Bocconi: «Il vapore, l’elettricità e i computer hanno dato alle società decenni per adattarsi; l’IA potrebbe darcene solo pochi», ha spiegato Anton Korinek, dell’Università della Virginia, tra i promotori dell’appello insieme a Erik Brynjolfsson, Ajay Agrawal e Tom Cunningham.

L’allarme sulle tempistiche governative

La dichiarazione non indica una sola misura per ovviare alle controindicazioni del velocissimo sviluppo dell’Ai, il suo obiettivo, però, è mettere in guardia prima che sia troppo tardi. Gli esperti sono discordi su quanti mestieri verranno davvero cancellati, e i governi raramente si muovono in fretta, forse radunare tanti nomi attorno a questo tipo di documento potrebbe rivelarsi la parte più semplice del lavoro.

Le variabili dei modelli linguistici

Lo stesso giorno Anthropic ha pubblicato una ricerca che aiuta a capire quanto poco si conosca di questi sistemi: dall’analisi di 309.815 conversazioni anonime emerge che il suo assistente Claude cambia atteggiamento a seconda del modello utilizzato e, soprattutto, della lingua di chi scrive, è più caloroso in hindi e in arabo, più prudente e analitico in inglese, più disposto ad ammettere i propri errori in olandese. L’azienda riconosce di non sapere ancora perché accada…una stessa domanda, insomma, riceve risposte con sfumature diverse a seconda di chi la pone e da dove.

Il contrasto tra ricerca scientifica e interessi di mercato

Il tono del dibattito pubblico resta quello di sempre: dopo la denuncia depositata venerdì da Apple contro OpenAI per presunta sottrazione di segreti industriali, Elon Musk e Sam Altman hanno passato il fine settimana a insultarsi su X, tra accuse di truffa e battute sui data center orbitali. Due modi opposti di stare davanti alla stessa tecnologia: chi prova a misurarne gli effetti sulle persone e chi la usa come arma nella propria contesa. La prima strada, ovviamente, è la sola che riguardi chi ogni mattina timbra un cartellino. L’altra è un semplice capriccio tra miliardari.

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