Nvidia punta sugli agenti, Sanders chiede che i profitti dell’IA vadano a tutti

Intelligenza artificiale autonoma

L’era dell’intelligenza artificiale autonoma è ormai al centro dell’agenda economica e tecnologica globale. In queste ore, dal palco del Computex di Taipei, il fondatore di Nvidia Jensen Huang ha ridefinito le priorità dell’hardware, illustrando come i futuri processori saranno dedicati prevalentemente agli agenti software per l’esecuzione autonoma di compiti complessi. Di pari passo con la rapida innovazione industriale, si intensifica il dibattito negli Stati Uniti: da un lato la politica di Washington riflette sull’introduzione di strumenti normativi e finanziari volti a redistribuire la ricchezza generata dal settore tech, dall’altro emergono criticità giudiziarie e questioni legate alla sicurezza informatica che coinvolgono attivamente colossi come Meta e OpenAI.

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I nuovi processori e la visione di Nvidia al Computex

Jensen Huang ha aperto il Computex di Taipei trasmettendo a tutti la sua visione sul presente-futuro: è arrivata l’era dell’intelligenza artificiale autonoma. Il fondatore di Nvidia, l’azienda di chip che oggi vale oltre 5.000 miliardi di dollari, ha presentato una serie di prodotti costruiti attorno alla sua visione (che è, quindi, la vision aziendale): nel prossimo futuro immediato la potenza di calcolo servirà soprattutto agli agenti (ci riferiamo ai software capaci di eseguire compiti complessi senza intervento umano) più che alle persone. Tra gli annunci dei nuovi prodotti, segnaliamo il chip RTX Spark, sviluppato con Microsoft, che permetterà all’intelligenza artificiale di girare nei portatili permettendo a Windows, secondo le parole utilizzate, di «cambiare, trasformandosi da strumento a compagno di lavoro»…i primi computer con questo processore arriveranno in autunno, prodotti da Asus, Dell, Hp, Lenovo e dalla stessa Microsoft. Il processore si chiamerà Vera, presentato come la Cpu per gli agenti, esegue le operazioni 1,8 volte più in fretta dei concorrenti ed è già adottato da Anthropic, OpenAI e dalla Borsa di New York. Invece con Cosmos 3, un modello aperto per la robotica, i robot e i veicoli a guida autonoma potranno pianificare i movimenti anziché limitarsi a reagire a degli input, mentre Nemotron 3 Ultra, con 550 miliardi di parametri, si piazza al vertice dei modelli open source statunitensi.

Il dibattito politico a Washington e la proposta di un fondo sovrano

L’industria accelera, però a Washington ci si interroga su chi “raccoglierà i frutti” di questa corsa…il senatore Bernie Sanders ha annunciato in un editoriale sul New York Times un disegno di legge che imporrebbe alle maggiori aziende del settore il trasferimento una tantum del 50% delle loro azioni a un fondo sovrano pubblico, la proposta si chiama “l’American A.I. Sovereign Wealth Fund Act”…il fondo otterrebbe diritto di voto e seggi nei consigli di amministrazione di OpenAI, Anthropic e xAI, e i proventi verrebbero distribuiti ai cittadini. Sanders si ispira al fondo petrolifero norvegese e ai dividendi che l’Alaska riconosce ai propri residenti grazie ai ricavi del greggio: a suo avviso, l’intelligenza artificiale è costruita su una risorsa pubblica ben più preziosa del petrolio: la conoscenza, la creatività e il lavoro accumulati dall’umanità intera…se, da un lato, la proposta appare ambiziosa, dall’altro dobbiamo ammettere che il suo iter parlamentare tutt’altro che scontato.

I movimenti finanziari delle aziende del settore e i nuovi centri dati

Anthropic, la società che sviluppa il chatbot Claude, ha depositato in via riservata presso la Sec (l’equivalente americano della Consob) i documenti per la quotazione in Borsa, una corsa che vede allineate anche OpenAI e SpaceX…OpenAI ha intanto avviato la costruzione di The Barn (il granaio), un centro dati da un gigawatt nel Michigan che impiegherà 2.500 lavoratori.

Le vulnerabilità informatiche e la causa legale contro OpenAI

Dalla finanza passiamo alla cronaca: Meta ha corretto una falla su Instagram che permetteva agli hacker di sottrarre profili di alto valore – fra cui un account della Casa Bianca dell’era Obama e quello del comandante della Space Force americana – chiedendo al chatbot di assistenza di cambiare l’email associata e di inviare un codice di reimpostazione della password. Meta ha assicurato che il problema è stato risolto, ma l’episodio solleva interrogativi sulla prudenza di affidare a un sistema automatizzato funzioni tanto delicate. Inoltre, segnaliamo che il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha presentato la prima causa intentata da uno Stato americano contro OpenAI, accusando l’azienda di aver commercializzato un prodotto pericoloso: secondo l’esposto di 83 pagine, ChatGPT avrebbe fornito assistenza nella pianificazione di sparatorie di massa e spinto persone fragili all’autolesionismo.

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