Avvenire di Calabria

Il teologo ci spiega il «disegno» di salvezza del Mistero per eccellenza fondato sull’Amore

Oggi è la Solennità della Santissima Trinità, ecco cosa si celebra

Il Mistero della Santissima Trinità, in quanto «principio e fondamento» della creazione, della storia della salvezza e della vita eterna, è, per dirla con Joseph Ratzinger, «il punto trigonometrico della teologia e del pensiero cristiano in genere, centro irradiatore da cui si diramano tutte le altre linee»

di Domenico Nucara*

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Questa domenica si celebra la solennità della Santissima Trinità. Il teologo ci spiega il «disegno» di salvezza del Mistero per eccellenza fondato sull’Amore.

Il Mistero della Santissima Trinità, in quanto «principio e fondamento» della creazione, della storia della salvezza e della vita eterna, è, per dirla con Joseph Ratzinger, «il punto trigonometrico della teologia e del pensiero cristiano in genere, centro irradiatore da cui si diramano tutte le altre linee». Esso è «l’anima» della vita credente, il «grembo» (Gregorio Nazianzeno) nel quale la storia di Dio con l’uomo si dispiega e prende vita.

Pur essendo l’orizzonte inoltrepassabile della vita della Chiesa e della realtà in genere, il Mistero del Dio Uni- trino continua ancor oggi ad essere assente nella coscienza credente di buona parte dei fedeli. All’indomani del Concilio Vaticano II, il teologo gesuita Karl Rahner ebbe a dire che se, per assurdo, si cancellasse dal «catechismo del cuore e della mente» la dottrina trinitaria, cambierebbe poco o nulla nella vita di molti cristiani perché questi, de facto, sono radicalmente monoteisti, cioè credono in un Dio come unico Soggetto esistente.


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Richiamandosi a questo concetto, il teologo Bruno Forte, definirà questa situazione «esilio della Trinità»: fenomeno che oggigiorno non interessa solo parte dei laici ma anche alcune frange del clero, presso le quali il Mistero per eccellenza non è termine di confronto reale e costante che si riverbera nella vita ordinaria e nella prassi pastorale, ma rischia di ridursi ad un fatto “formale” appropriabile ad una dimensione accademica. Il segno evidente di tale “esilio” si rende percepibile nel “modus orandi” dove la preghiera diventa una disposizione interiore orientata verso un “Dio” generico senza entrare in intima relazione con ognuna delle Tre Persone Divine; eppure senza vita trinitaria non c’è alcuna preghiera, perché questa non è stare di fronte a Dio ma è un “immergersi” dentro la sua Vita intima.

Tale “immersione” (baptizein) è quel “respiro” dinamico della grazia battesimale che vede l’uomo abitato dallo Spirito che intercede con gemiti inesprimibili (Rm 8, 26) e, assimilando sempre più al dono della figliolanza di Gesù, grida nel cuore dell’uomo «Abbà, Padre» (Gal 4,6). L’unione cristologica, che in sé stessa relazione e origine dal Padre, ci porta fin dentro il cuore di Dio Padre “fonte” della vita trinitaria. È sintomatico, a tal proposito, quanto diceva Cipriano di Cartagine nel suo commento al Padre Nostro: «Cristo che è presente nel cuore dei credenti, è parimenti presente nella voce di coloro che si rivolgono al Padre, il quale, in quella voce, ode quella del suo Gesù» (3-4).

La preghiera, vita in Dio, è relazione profonda con Dio proprio perché Dio è in sé relazione. Se Dio non fosse in sé (eternamente) alterità, comunione e comunicazione non esisterebbe nulla se non Lui: una monade solitaria incapace di comunicare e comunicarsi. L’alterità e la differenza, la cui forza interna è completarsi in unità feconda, sono dimensioni della vita e dell’amore che coincidono con l’Essere di Dio che, in quanto Trinità, è Amore plurale e Vita donata. Riprendendo un celebre assioma attribuito a Prospero d’Aquitania (390- 460), si può affermare che la legge (contenuto) della preghiera (lex orandi) rivela la legge (contenuto) della fede (lex credendi): la natura e la struttura della preghiera cristiana, la cui evidenza balza fortemente nella celebrazione liturgica, segue un “ritmo” trinitario, perché radicata nell’Amore di Dio, svolgendosi in senso “circolare”: dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito alla Chiesa e dalla Chiesa nello Spirito, per mezzo del Figlio al Padre.

Agostino d’Ippona, nel tentativo d’interpretare l’unità e la pluralità in Dio a partire dall’Essere stesso di Dio come Amore, affermò che: il Padre è l’Amante, il Figlio l’Amato e lo Spirito Santo l’Amore. Questi termini, che dicono pluralità, si fondono in unità in forza del dono d’amore reciproco (Agostino, La Trinità, VIII, 10, 14). Il Mistero Trinitario, nella sua sovrana libertà e per un disegno d’amore, “esce” da sé stesso creando e comunicando gratuitamente la sua Vita.

La forza della sua presenza è attiva in principio quando Dio stesso, attraverso il suo Logos («Dio disse e fu!») e il suo Spirito che aleggia sulle acque (Gn 1,2) e viene insufflato (ruah) nell’uomo (Gn 2,7) attua la creazione; si rende viva nella storia di Israele attraverso figure divine (Sapienza- Spirito), per manifestarsi definitivamente nella storia di Gesù (Annunciazione/Incarnazione, Battesimo, vita pubblica) particolarmente nell’evento di Morte e Resurrezione: sulla Croce Gesù dona il suo Spirito al Padre (Lc 23, 46); il Padre colma della presenza dello Spirito il Figlio nella Resurrezione (At 2,33) il quale, Asceso alla Destra del Padre, lo comunicherà ai discepoli dando origine alla Chiesa (At 2,1-47).

*Teologo

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