Oltre mezzo secolo di tutela del patrimonio paesaggistico: le tappe storiche nel cinquantunesimo anniversario FAI

Catena Bozzolo PBarcucci FAI

Il Fondo Ambiente Italiano, fondato nel 1975 su impulso di Elena Croce e Giulia Maria Mozzoni Crespi, raggiunge il traguardo dei cinquantuno anni di attività. L’istituzione, nata con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico della penisola ispirandosi al modello del National Trust britannico, ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione nel corso dei decenni. Dalle prime acquisizioni, come Cala Junco e il Monastero di Torba, fino all’introduzione di iniziative a vasta partecipazione popolare come le Giornate FAI di Primavera e il censimento dei Luoghi del Cuore, la Fondazione ha strutturato una rete di beni e di iscritti attiva su tutto il territorio nazionale. La gestione ha visto nel tempo l’avvicendarsi di diverse presidenze, l’adeguamento statutario in Ente del Terzo Settore e l’apertura al pubblico di tenute agricole, siti archeologici e monumenti architettonici, ottenendo riconoscimenti istituzionali ai massimi livelli dello Stato.

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Le origini della Fondazione e l’atto costitutivo

Il Fondo Ambiente Italiano spegne cinquantuno candeline. Era il 28 aprile 1975 quando nacque una delle istituzioni più importanti nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del Paese. A spingere l’amica Giulia Maria Mozzoni Crespi a creare anche in Italia una fondazione ispirata al modello del National Trust britannico, fu Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto Croce. Nonostante le iniziali titubanze dell’amica, l’idea di Elena Croce si trasformò in realtà con la firma dell’atto costitutivo da parte di Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli. Alla base vi era una dichiarazione d’intenti che si prefiggeva, da un lato, di salvare monumenti e giardini e, dall’altro, di affermare un’idea di bene comune, nella quale la tutela del patrimonio diventava una forma alta di responsabilità collettiva.

Le prime donazioni e i grandi restauri

Il vero inizio della Fondazione si ebbe con la prima donazione ricevuta nel 1977: la splendida Cala Junco a Panarea, nelle Eolie, donata da Pietro di Blasi. Poco dopo arrivarono il Monastero di Torba, acquistato e donato dalla stessa Giulia Maria Crespi, e il Castello di Avio, ai piedi della Val Lagarina. Nel 1985 ci fu il primo grande restauro. Il Monastero di Torba, complesso di origini romane in provincia di Varese, fu al centro di un intervento durato otto anni che riportò alla luce le mura dell’antico avamposto romano e gli affreschi longobardi dell’VIII e IX secolo. Quel lavoro non fu soltanto un cantiere di recupero, ma anche una dichiarazione metodologica: il FAI non nacque come semplice custode di luoghi suggestivi, bensì come soggetto capace di coniugare studio, conservazione, restauro e restituzione pubblica del patrimonio. Non a caso, molti anni dopo, nel 2011, il Monastero di Torba fu dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco ed entrò a far parte del sito seriale “I Longobardi in Italia”.

L’apertura al pubblico e la partecipazione diffusa

Negli anni Novanta la Fondazione ampliò ulteriormente la propria presenza e il proprio rapporto con il pubblico. Nel 1993 nacquero le Giornate FAI di Primavera, una delle iniziative più fortunate e riconoscibili del Paese. Per la prima volta vennero aperte le porte di novanta luoghi in trentadue città, offrendo agli italiani la possibilità di entrare in spazi spesso chiusi o poco conosciuti. Quell’intuizione si rivelò decisiva: le Giornate FAI trasformarono la tutela in partecipazione diffusa, dimostrando che il patrimonio poteva diventare davvero patrimonio di tutti solo quando veniva conosciuto, raccontato e condiviso. Nel tempo, l’iniziativa coinvolse milioni di visitatori e un numero impressionante di volontari, diventando un appuntamento civile oltre che culturale. Un’altra tappa fondamentale arrivò nel 1999, quando la Regione Siciliana affidò al FAI il Giardino della Kolymbethra, nella Valle dei Templi di Agrigento. Era il primo bene in concessione, un gioiello archeologico e agricolo che la Fondazione recuperò dopo decenni di abbandono. Il FAI mostrò così di saper intervenire non solo attraverso donazioni e acquisizioni, ma anche mediante accordi istituzionali capaci di restituire vita e senso a luoghi straordinari.

Nel 2003 nacquero i Luoghi del Cuore, destinati a diventare una delle campagne più amate e partecipate dagli italiani. Con questa iniziativa i cittadini iniziarono a sentirsi parte attiva della salvaguardia dei beni culturali, indicando i luoghi da salvare, quelli che sentivano parte della propria identità e della propria memoria. Quel censimento, partito con poche decine di migliaia di voti, crebbe negli anni fino a coinvolgere milioni di persone.

L’avvicendamento ai vertici e la diversificazione dei beni

La lunga stagione guidata da Giulia Maria Crespi si concluse nel 2010, dopo trentacinque anni di dedizione assoluta. A succederle come presidente fu Ilaria Borletti Buitoni, mentre Crespi assunse la carica di presidente onorario. Nel 2013 il testimone passò all’archeologo Andrea Carandini, figura di alto profilo scientifico e culturale, al quale succedette nel 2021 Marco Magnifico, già vicepresidente esecutivo.

Il FAI continuò nel tempo a crescere e ad allargare il proprio raggio d’azione. Nel 2016 raggiunse i 150.000 iscritti, confermando la nascita di una comunità vasta e partecipe, fatta di persone che riconoscevano nell’arte, nella storia e nel paesaggio elementi essenziali dell’identità italiana. Anche la natura dei beni si ampliò progressivamente. Tra le tappe più significative si ricordò il 2017, anno in cui il FAI aprì al pubblico il suo primo bene produttivo, le Saline Conti Vecchi alle porte di Cagliari, storico impianto ancora attivo valorizzato grazie a un progetto sperimentale. Un altro momento importante arrivò nel 2019, a Recanati, quando, dopo un restauro, furono riaperti il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e l’orto-giardino dell’ermo colle, dove venne realizzato un percorso multimediale capace di accompagnare il visitatore dentro la poesia dell’Infinito.

L’Ente del Terzo Settore e le acquisizioni recenti

Nel 2022 il FAI divenne Ente del Terzo Settore, adeguando il proprio statuto al nuovo quadro normativo e consolidando la propria identità civica. Nello stesso anno accolse nuovi beni dal forte valore simbolico e culturale. Villa Caviciana, a Gradoli, fu la prima tenuta agricola produttiva a entrare nel patrimonio della Fondazione. Il Memoriale Brion ad Altivole, capolavoro di Carlo Scarpa, divenne invece il primo monumento funerario del FAI, luogo di pace e contemplazione che univa architettura, simbolo e riflessione universale sulla vita e sulla morte. Nel 2024, poi, due interventi raccontarono in modo esemplare la capacità del FAI di tenere insieme tutela, restauro e nuova funzione pubblica. La Velarca, prima casa-barca della Fondazione, piccolo gioiello dell’architettura moderna progettato dallo studio BBPR, tornò, dopo un lungo restauro, al suo approdo originale di fronte all’Isola Comacina. L’Aula del Simonino, a Trento, da cappella di devozione sconsacrata fu trasformata in uno spazio didattico in cui riflettere su una vicenda storica del Quattrocento ancora carica di insegnamenti civili, dimostrando come il patrimonio potesse diventare anche strumento di educazione alla convivenza e al dialogo.

Il cinquantesimo anniversario e i riconoscimenti

Il 2025, cinquantesimo anniversario della nascita del FAI, assunse il valore di un bilancio e insieme di una nuova partenza. In quell’anno la Fondazione inaugurò cinque beni restaurati e aperti regolarmente al pubblico: Podere Lovara a Levanto, il giardino di Villa Rezzola a Lerici, Casino Mollo a Spezzano della Sila, Monte Fontana Secca e Col de Spadaròt a Setteville, e Case Montana nella Valle dei Templi. Il 6 giugno, al Monastero di Torba, venne inaugurato un nuovo altare progettato da Mario Botta, in occasione della dedica del bene alla fondatrice Giulia Maria Crespi. Il 28 aprile, data esatta del cinquantenario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevette al Quirinale una delegazione del FAI, in un riconoscimento istituzionale che sancì il valore del lavoro svolto in mezzo secolo. Nello stesso giorno il Ministero delle Imprese e del Made in Italy emise un francobollo celebrativo dedicato alla Fondazione. Pochi mesi dopo, il 28 luglio, il Ministero della Cultura e il FAI siglarono un nuovo accordo quadro per rafforzare la collaborazione nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio.

Tra i riconoscimenti più recenti vi fu quello del 7 dicembre, quando la Fondazione ricevette la Grande Medaglia d’Oro nell’ambito degli Ambrogini d’Oro, massimo riconoscimento civico del Comune di Milano.

Una vera scommessa visionaria, quella del FAI, diventata una delle esperienze civiche più significative del Paese.

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