Otto marzo: il ricordo delle donne calabresi che hanno segnato la storia civile del Paese

Teresa Gullace

In occasione dell’8 marzo, la riflessione sui diritti e sulle conquiste civili si intreccia con la memoria storica di figure femminili che hanno contribuito a plasmare la coscienza democratica italiana. Tra queste spiccano i profili di tre donne nate in Calabria, le cui vicende personali sono diventate nel tempo testimonianze di resistenza in epoche e contesti differenti. Dalla reazione spontanea contro l’occupazione nazifascista a Roma, passando per le lotte per l’assegnazione delle terre nel Mezzogiorno, fino al contrasto alla criminalità organizzata dei giorni nostri, le storie di Teresa Gullace, Giuditta Levato e Lea Garofalo offrono uno spaccato di impegno civile lontano dalle retoriche istituzionali. Il loro vissuto accomuna tre periodi storici attraverso il sacrificio personale, restituendo attenzione al ruolo delle donne comuni nella costruzione sociale del Paese.

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Le “Madri della Repubblica” e la costruzione della coscienza civile

Ogni anno l’8 marzo richiama alla memoria conquiste, diritti e battaglie ancora aperte. Ma esiste anche una genealogia silenziosa di donne che hanno contribuito a costruire la coscienza civile del Paese molto prima che la parola “diritti” entrasse nel linguaggio pubblico. Sono donne che hanno pagato con la vita il prezzo del loro coraggio. Tra queste, vogliamo ricordare le donne calabresi Teresa Gullace e Giuditta Levato, due figure emblematiche di quella che potremmo chiamare, simbolicamente, la storia delle “Madri della Repubblica”. A loro, idealmente, si affianca oggi il ricordo di Lea Garofalo, testimone contemporanea di una stessa idea di dignità e resistenza.

Teresa Gullace: simbolo di dignità contro l’occupazione

La storia di Teresa Gullace è una delle immagini più potenti della Resistenza italiana. Nata a Cittanova (Reggio Calabria) l’8 settembre del 1907 e trasferitasi giovanissima a Roma con il marito, il 3 marzo 1944 fu uccisa da un soldato tedesco mentre tentava di parlare al marito detenuto nella caserma dell’esercito occupante. Il suo gesto, apparentemente ordinario, si rivelò eroico per le modalità in cui accadde.

La mattina del 3 marzo 1944 Roma era una città oppressa dall’occupazione nazista. Nei giorni precedenti centinaia di uomini erano stati arrestati durante i rastrellamenti e rinchiusi nella caserma di viale Giulio Cesare. Davanti all’edificio si radunò una folla composta quasi interamente da donne. Tra quelle donne arrivò anche Teresa Gullace, incinta, teneva per mano il figlio tredicenne. Di fronte a lei centinaia di donne disposte in file serrate protestavano per la liberazione dei detenuti.

Teresa riuscì a scorgere il marito dietro una finestra protetta dalle sbarre. Anche lui la riconobbe. Tra la folla e i militari si aprì per un attimo uno spazio. In quell’istante Teresa si fece avanti. Voleva soltanto avvicinarsi e lasciargli qualcosa da mangiare, forse un pezzo di pane avvolto in un fazzoletto. Il piccolo pacco cadde a terra prima di arrivare alla finestra. Teresa lo raccolse e provò di nuovo ad avvicinarsi.

Un soldato tedesco le sbarrò la strada. Lei protestò, alzò la voce. Il militare rispose con un colpo di pistola che la uccise davanti a tutti.

Per qualche secondo il silenzio paralizzò la folla. Poi esplose la rabbia. Le donne cercarono di reagire mentre i soldati respingevano la manifestazione con violenza.

Nel pomeriggio stesso, i partigiani organizzarono una reazione armata contro il presidio tedesco. La protesta e l’indignazione suscitate da quell’episodio portarono anche alla liberazione del marito di Teresa, uno dei prigionieri rinchiusi nella caserma.

La vicenda di Teresa Gullace si diffuse rapidamente nella Roma occupata, diventando una delle storie più emblematiche della Resistenza. La sua figura avrebbe poi ispirato il celebre personaggio interpretato da Anna Magnani in Roma città aperta, contribuendo a fissare nella memoria collettiva il volto di una donna che, senza cercarlo, era diventata un simbolo.

Giuditta Levato e le rivendicazioni contadine nel Mezzogiorno

Se Teresa Gullace rappresenta il volto della Resistenza urbana, Giuditta Levato racconta invece quello delle lotte contadine nel Mezzogiorno. Il 28 novembre 1946, a Calabricata, frazione di Sellia Marina, la giovane bracciante calabrese fu uccisa durante l’occupazione delle terre incolte. Anche lei era incinta. La sua morte segnò una delle pagine più drammatiche delle battaglie per la riforma agraria, simbolo di un Sud che chiedeva lavoro e dignità. Come Teresa Gullace, anche Giuditta Levato non era un’attivista di professione, ma una donna che difendeva un diritto elementare: quello alla terra, al lavoro, alla possibilità di costruire un futuro per i propri figli. Le loro storie mostrano come la nascita della Repubblica italiana non sia stata solo il risultato di decisioni politiche o di trattati istituzionali. È stata anche il frutto del coraggio quotidiano di donne comuni, spesso rimaste ai margini dei libri di storia, ma fondamentali nella costruzione di una coscienza democratica.

Lea Garofalo e la rottura con il sistema della criminalità

Questa linea di coraggio attraversa il tempo e arriva fino ai giorni nostri. Lea Garofalo ne è una testimonianza tragica e luminosa. Nata in Calabria e cresciuta in una famiglia legata alla ’ndrangheta, decise di rompere con quel sistema e di collaborare con la giustizia. Una scelta che pagò con la vita nel 2009, quando fu assassinata a Milano. La sua vicenda racconta un’altra forma di resistenza: quella contro la criminalità organizzata, contro il ricatto della paura e del silenzio. Come Teresa Gullace e Giuditta Levato, anche Lea Garofalo non cercava l’eroismo. Cercava semplicemente una vita diversa per sé e per sua figlia. E proprio in questa normalità risiede la forza delle loro storie.

Il valore attuale della memoria nell’8 marzo

Ricordarle oggi, nella Giornata internazionale della donna, significa riconoscere che la libertà e la democrazia non sono conquiste astratte, ma risultati costruiti anche attraverso il sacrificio di chi, pur senza potere, ha avuto il coraggio di dire no all’ingiustizia. Le Madri della Repubblica non sono soltanto quelle che hanno firmato leggi o scritto la Costituzione. Sono anche quelle che hanno difeso, con la propria vita, il diritto di vivere in un Paese più giusto. Teresa Gullace, Giuditta Levato, Lea Garofalo: tre storie diverse, unite da una stessa idea di dignità.

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