Paolo Borsellino: la forza della verità e la coscienza di un giudice che scelse di non fuggire

Paolo Borsellino

La memoria non è un esercizio retorico, ma una pratica quotidiana che interroga la coscienza individuale e collettiva. Ripercorrere la vicenda umana e professionale di Paolo Borsellino, attraverso le voci di chi lo ha amato e conosciuto nell’intimità familiare, significa andare oltre la celebrazione dell’eroe per riscoprire l’uomo e il credente. Le testimonianze delle figlie Fiammetta e Lucia, unite al ricordo commosso della moglie Agnese, ci restituiscono il ritratto di un servitore dello Stato che ha fondato la sua azione non solo sui codici, ma su una profonda moralità e su una fede vissuta. In un tempo in cui la credibilità delle istituzioni è spesso messa alla prova, le parole del magistrato siciliano e dei suoi congiunti risuonano come un monito attuale, invitando le nuove generazioni a farsi carico della ricerca della verità e a dare un senso profondo alle proprie scelte di vita, anche quando queste richiedono il sacrificio supremo.

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La responsabilità della verità

“Non esiste strada verso la giustizia che non passi attraverso la ricerca della verità: ognuno di noi deve farsi carico di questo, non delegandola solo alla Magistratura; mio padre (e tanti come lui) hanno dedicato la loro vita a questa ricerca, che è un diritto sancito dalla nostra Carta costituzionale. Io penso che un Paese che rimane con ferite aperte(per mancanza di verità) non abbia futuro”. Così esordiva Fiammetta, terza figlia di Paolo Borsellino, invitata nella nostra città da Reggionontace il 16 ottobre del 2019: fui molto colpito dalla passione di Fiammetta nell’accostare la giustizia con la ricerca della verità.

Credibilità e rigore morale

“Il tema della legalità è quanto mai attuale, ma ancora più a monte riteniamo più attuale il tema della credibilità delle istituzioni. Mio padre – sta parlando Lucia Borsellino al CSM- più volte ci ha insegnato che se le istituzioni non sono credibili, non possono esigere alcuna legalità. Gli uomini che incarnano le istituzioni a qualunque livello devono improntare la propria azione al servizio della collettività chiedendo a se stessi, prima ancora che agli altri, quel necessario rigore morale che rende credibili…Prima ancora che con la legge, infatti, ciascuno di noi a tutti i livelli deve fare i conti con la propria coscienza per trovare lì nella legge morale quello che trova spesso riscontro anche nelle concrete disposizioni di legge.” Occorre formare la coscienza per poter compiere scelte che danno vita: è un compito per le nuove generazioni.

Una scelta d’amore per la propria terra

“Sono diventato giudice, perché nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista…Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il Comm. Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruzione del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal civile, il mio amico di infanzia Giovani Falcone e sin dall’ora capii che il mio lavoro doveva essere un altro. Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi.” Queste parole sono contenute nell’ultima lettera, scritta ad una professoressa alle 5 del mattino del 19 Luglio 1992, dodici ore prima dell’attentato in via D’Amelio che uccise il giudice e i suoi ‘angeli’: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Fabio Li Muli e Emanuela Loi; quando si dà senso alle scelte si è pronti a donare la propria vita.

Il sorriso verso l’eternità

“Desidero ricordare – dice Agnese, la moglie di Paolo: sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo, perché dinnanzi alla morte annunciata, hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, “la vita”, sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente hai convertito!!! Non dimentico: hai chiesto la comunione presso il palazzo di giustizia la vigilia del viaggio verso l’eternità, viaggio intrapreso con celestiale serenità, portando con te gli occhi intrisi di limpidezza, uno sguardo col sorriso da fanciullo che noi non dimenticheremo mai.” Coscienza formata, ricerca della verità, strada per la giustizia, vissute con Amore consentono al deserto più arido di fiorire e di dare molto frutto… grazie Paolo!

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