Papa Francesco: all’Angelus, “la fede e la preghiera aprono la mente e il cuore. Quanto male fanno preconcetti e presunzione”

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“I preconcetti e la presunzione, quanto male ci fanno! Impediscono un dialogo sincero, un avvicinamento tra fratelli: state attenti ai preconcetti e alla presunzione!”. Papa Francesco ha messo in guardia da questi rischi, ieri mattina, quando si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo apostolico vaticano per recitare l’Angelus con i circa 12mila fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro. Il Pontefice ha preso spunto dalla reazione dei Giudei all’affermazione di Gesù, che dice: io “sono disceso dal cielo” (Gv 6,38). “Si scandalizzano” e “mormorano”: “Sono convinti che Gesù non possa venire dal cielo, perché è figlio di un falegname e perché sua madre e i suoi parenti sono gente comune, persone conosciute, normali, come tanti altri. ‘Come potrebbe Dio manifestarsi in modo così ordinario?’, dicono. Sono bloccati, nella loro fede, dal preconcetto nei confronti delle sue origini umili e anche bloccati dalla presunzione, perciò, di non avere nulla da imparare da Lui”. “Hanno i loro schemi rigidi – ha aggiunto – e non c’è posto nel loro cuore per ciò che non vi rientra, per quello che non possono catalogare e archiviare negli scaffali impolverati delle loro sicurezze. E questo è vero: tante volte le nostre sicurezze sono chiuse, impolverate, come i libri vecchi”.
Eppure “sono persone che osservano la legge, fanno le elemosine, rispettano i digiuni e i tempi della preghiera”. Non solo: “Cristo ha già fatto vari miracoli”. Il Santo Padre ha chiesto? “Come mai tutto questo non li aiuta a riconoscere in Lui il Messia? Perché non li aiuta?” Perché, la risposta, “compiono le loro pratiche religiose non tanto per mettersi in ascolto del Signore, quanto per trovare in esse una conferma a quello che pensano loro. Sono chiusi alla Parola del Signore e cercano una conferma ai propri pensieri. Lo dimostra il fatto che non si preoccupano nemmeno di chiedere a Gesù una spiegazione: si limitano a mormorare fra loro contro di Lui (cfr Gv 6,41), come per rassicurarsi a vicenda di ciò di cui sono convinti, e si chiudono, sono chiusi in una fortezza impenetrabile. E così non riescono a credere. La chiusura del cuore: quanto male fa, quanto male fa!”.
Di qui l’invito: “Prestiamo attenzione a tutto questo, perché a volte può succedere lo stesso anche a noi, nella nostra vita e nella nostra preghiera: può accaderci, cioè, che invece di metterci veramente in ascolto di quello che il Signore ha da dirci, cerchiamo da Lui e dagli altri solo una conferma a quello che pensiamo noi, una conferma alle nostre convinzioni, ai nostri giudizi, che sono pre-giudizi. Ma questo modo di rivolgerci a Dio non ci aiuta ad incontrare Dio, ad incontrarlo davvero, né ad aprirci al dono della sua luce e della sua grazia, per crescere nel bene, per fare la sua volontà e per superare le chiusure e le difficoltà”. Francesco ha sottolineato: “La fede e la preghiera, quando sono vere, aprono la mente e il cuore, non li chiudono. Quando tu trovi una persona che nella mente, nella preghiera è chiusa, quella fede e quella preghiera non sono vere”.
Infine, l’esortazione: “Nella mia vita di fede, sono capace di fare veramente silenzio in me, e di mettermi in ascolto di Dio? Sono disposto ad accogliere la sua voce al di là dei miei schemi e vincendo anche, con il suo aiuto, le mie paure? Maria ci aiuti ad ascoltare con fede la voce del Signore e a fare con coraggio la sua volontà”.

Fonte: Agensir
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