Avvenire di Calabria

Siamo andati a Melicucco, paese nel cuore della Piana di Gioia Tauro. Dal 1958 opera sul territorio la farmacia "Scerra"

Paure per il siero? Farsi sempre guidare da esperienza e fiducia

di Federico Minniti

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Siamo andati a Melicucco, paese nel cuore della Piana di Gioia Tauro. Dal 1958 opera sul territorio la farmacia “Scerra”: oggi, uno dei camici bianchi che incontra quotidianamente i cittadini di questo comune da cinquemila anime è Saverio Gangemi.

«Ci siamo resi conto da subito che qualcosa stava rompendo la “normalità” lavorativa» ci racconta parlando dell’avvento della pandemia. «I nostri banchi colorati di colpo si sono trasformati in barriere di protezione e igienizzanti, con ingressi contingentati, sanificazioni un giorno sì e l’altro pure, ma soprattutto mani che perdevano il contatto con i pazienti. Così è iniziata la quarantena in trincea. Così è iniziata la riorganizzazione della nostra vita di professionisti e di persone. La pandemia in un certo senso ha anche dato impulso alle riforme che si attendevano da tempo. Basta pensare, per esempio, alla dematerializzazione della ricetta rossa, a favore della ricetta elettronica ». Da un lato l’assenza di relazioni, dall’altro un upgrade tecnologico. Ma quali sono state le richieste che sono arrivate al bancone durante questo anno fatto di restrizioni e paura. «Sono stati giorni difficili anche per le farmacie. Non siamo eroi, il nostro operato non è paragonabile a quello di medici e infermieri che rischiano la vita ogni giorno a stretto contatto con gli ammalati. Però abbiamo fatto la nostra parte: le farmacie sono state avamposti silenziosi sempre al fianco dei cittadini nella battaglia contro un nemico invisibile e proprio per questo ancor più temibile. Abbiamo espletato in modo corretto la professione, fornendo informazioni mirate, soccorrendo le paure e il panico dei pazienti, assicurando un’assistenza farmaceutica costante, ampliando servizi come la telemedicina – utilissima stante il difficile accesso negli ospedali per via delle restrizioni dovute alla pandemia», puntualizza Gangemi.

Oggi, però, il tema pregnante è quello dei vaccini: «Il periodo di crisi ha dimostrato quanto la farmacia italiana sia seria e affidabile, e sia costituita da professionisti su cui poter contare, e mi riferisco anche ai collaboratori che in questi giorni difficili hanno affiancati i farmacisti con dedizione e spirito di servizio. La presenza diffusa delle farmacie sul territorio forse avrebbe dovuto portare da subito alla decisione di utilizzarle per la campagna di vaccinazione. Si sarebbero colmati i ritardi offrendo nel contempo alle popolazioni un servizio efficiente e in grado di accelerare il processo. La farmacia - prosegue Gangemi - ricopre infatti un ruolo importante per capillarità sul territorio e per la fiducia consolidata che la gente ripone nella figura del farmacista. Siamo pertanto favorevoli a diventare attori produttivi della campagna di vaccinazione, di aggiungere la nostra esperienza maturata sul campo e partecipare allo sforzo collettivo dell’intero comparto sanitario perché si raggiunga al più presto un’efficienza con un numero di vaccinati che faccia finalmente vedere la luce in fondo al tunnel».

E sugli scettici? «Per mesi e mesi c’è stato un continuo battagliare dei media sull’argomento, con le posizioni più disparate, spesso contrastanti. Ne sono derivare anche incomprensioni e confusione. E, da qui, una diffidenza che ha attecchito in molti, in troppi. Ci fosse stata una corretta campagna di informazione sull’importanza della profilassi alla vaccinazione piuttosto che un pontificare di tutti su tutto, non sarebbe successo e ci troveremmo in dirittura d’arrivo. Non di rado giungono in farmacia pazienti che prospettano dubbi sui vaccini. Sgombrare questi dubbi fino a convincere di affidarsi alla scienza tocca a noi, - conclude Gangemi - alla presenza antica di un presidio che è sempre stato punto di riferimento e ha saputo guadagnarsi la fiducia con la dedizione dimostrata nel corso degli anni»

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