Pensioni, addio a Quota 100. Ma i sindacati: «Abolire la Fornero»

Obiettivi ambiziosi e tempi lunghi per il tavolo governo-sindacati sulle pensioni, avviato ieri dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo: «Puntiamo a una riforma che dia una stabilità ai lavoratori e a chi vuole andare in pensione con un orizzonte quantomeno decennale, quindi strutturale, ha detto l’esponente del M5s, al termine di un incontro giudicato «molto positivo». Il tavolo annunciato da diverse settimane e caricato di molte aspettative dovrà nei prossimi mesi cercare di mettere a punto una riforma che in vista del superamento di ‘quota 100’ (la sperimentazione scade a fine 2021) garantisca una dose di flessibilità nell’uscita dal lavoro evitando con il ritorno alle rigide regole della legge Fornero uno ‘scalone’ di ben 5 anni (da 62 a 67 anni di età, oppure 42 anni e 10 mesi di contributi). L’obiettivo generale è condiviso da entrambe le parti, ma sull’esito della trattativa aleggia, fin dall’inizio, la grande incognita dei costi in un contesto di scarse risorse disponibili, la ‘concorrenza’ di altri progetti di politica economica, a partire dalla riforma fiscale che dovrebbe ridurre le aliquote Irpef, e le divisioni nella maggioranza.

La strada dunque oggettivamente più in salita di quanto le dichiarazione di protagonisti rilasciate ieri lascino trasparire. Per adesso la ministra e i leader di Cgil Cisl e Uil hanno fissato un ‘calendario stringente’ di incontri tecnici a febbraio: si parte il 3 per discutere di ‘pensioni di garanzia’ per i giovani (penalizzati da carriere discontinue e dal calcolo puramente contributivo), il 7 febbraio di rivalutazione delle pensioni in essere, il 10 di flessibilità in uscita e il 19 di previdenza complementare. Per marzo è prevista una prima verifica ‘politica’ ma il bilancio vero e proprio si farà per settembre quando il governo potrebbe recepire la nuove misure con la Nota di aggiornamento al Def e la legge di bilancio. Vengono inoltre costituite tre commissioni, sulla separazione tra previdenza e assistenza, sui lavori gravosi e sull’impatto economico delle proposte in discussione.

Per ora quindi il governo non scopre le sue carte. All’incontro anche il presidente dell’Inps Pasquale Tridico e il sottosegretario al Mef Pierpaolo Baretta hanno evitato di fare proposte in attesa del lavoro dei tecnici. Nessun numero, hanno riferito i sindacati, né «situazione precostituite» perché la volontà dell’esecutivo è di trovare una soluzione condivisa. Un approccio apprezzato dai leader di Cgil, Cisl e Uil. «Non vogliamo qualche aggiustamento alla Fornero, ma una vera e propria revisione che dia stabilità al sistema», ha detto il numero uno della Cgil Maurizio Landini che ha parlato di «incontro importante». Per il segretario generale aggiunto Cisl Lugi Sbarra la riforma della previdenza «deve essere nel segno dell’equità, un patto tra generazioni» ed è necessario pensare a una «flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età ma anche con 41 anni di contributi a prescindere dall’età» e «bisogna trattare in modo diverso i lavori pesanti e usuranti». Il segretario Uil Carmelo Barbagallo ha sottolineato la necessità di dare più flessibilità alle regole di pensionamento. I sindacati chiedono tra l’altro che le minori spese sostenute per quota 100 rispetto alle previsioni vengano interamente riutilizzate all’interno del sistema previdenziale. Da parte sua la ministra ha ribadito la volontà di portare a naturale scadenza Quota 100 e far partire il nuovo sistema nel 2021 o nel 2022 a seconda delle risorse che saranno individuate.

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