Poesia e arte ai tempi del Covid-19 al carcere di Catanzaro

La poesia va oltre le sbarre. E diventa arte. E’ successo al carcere di Catanzaro dove, in tempi di epidemia, l’accesso ai volontari è precluso per tutelare la salute dei detenuti. Tuttavia la presidente dell’associazione Universo Minori, Rita Tulelli, da sempre vicina alla realtà di Siano ed in particolare ai genitori detenuti e ai loro bambini, in questo periodo ha dedicato proprio ai piccoli una poesia intitolata “Il tesoro”, sul tema della diffusione del Coronavirus.

La direttrice Angela Paravati ha invitato i detenuti a riflettere su questo modo di comunicare che è in sé un dono, e la risposta di un detenuto è stata a sua volta attraverso l’arte: ha realizzato un quadro ispirato a quei versi. «Per prevenire il rischio del contagio da Covid 19 non è più possibile per i volontari frequentare il carcere di Catanzaro fisicamente» ha affermato la direttrice Angela Paravati «ma la collaborazione tra l’Istituto e la comunità esterna può continuare: infatti i detenuti sono pronti a raccogliere gli spunti e le idee che i volontari possono fornire loro».

Un quadro diviso a metà, lungo il tronco di un albero, che si trova su una linea di confine solo pochi mesi fa impensabile. Rappresenta uno spazio e un tempo divisi, tra ciò che era un passato, pieno di vita e di luce, ricco di sentimenti positivi, descritti da delicati colori ad acquerello, ed un presente più cupo, ritratto tramite colori ad olio, una notte illuminata solo da una falce di luna, dove risalta un coronavirus creato attraverso materiale riciclato, sporgente rispetto al quadro, quasi a rappresentare la sua estraneità a una realtà di cui sembra essersi impossessato.

Dal lato della luce le radici dell’albero sono ben piantate, e hanno addirittura un nome: vita, speranza, gioia, amore le parole indicate tramite etichette tricolori; dall’altro lato le radici sembrano invece più deboli e sono senza nome, senza identità.
Da un lato un’altalena sembra solo aspettare che un bambino inizi a giocarci, dall’altro lato anche l’altalena è scomparsa, perché per i piccoli fuori non c’è più spazio. Questo il mondo di fuori visto dal carcere: com’era e com’è. Trasfigurato e ingentilito nel ricordo, e nuovamente trasfigurato per la paura attuale. Perché qui dove tutto è più lontano, si ascolta più attentamente e le notizie che arrivano da fuori diventano insieme arte, ricordo, paura e speranza.

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