Avvenire di Calabria

«Non avrebbe senso realizzare una siffatta opera se rimanesse una cattedrale nel deserto o se non fosse collegata ad un moderno sistema ferroviario e autostradale»

Ponte sullo Stretto, le riflessioni del geologo

Redazione Web

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Lo Stretto di Messina rappresenta un’area di elevato pregio paesaggistico e naturalistico con caratteristiche che la rendono unica al mondo ma che, fino ad oggi, non sono state adeguatamente valorizzate. Si pensi, ad esempio, alla rupe di Scilla, alla Costa Viola, ai laghetti di Ganzirri, ai “terrazzi” che risalgono fino in Aspromonte, tutte forme collegate al fatto che l’area dello Stretto è “geologicamente giovane” con processi dinamici attivi.

A ciò si deve l’elevata sismicità dell’area che, storicamente, è stata interessata da numerosi terremoti di elevata intensità, oppure il progressivo, seppur impercettibile allontanamento della Calabria dalla Sicilia o il sollevamento del blocco aspromontano e peloritano. Tra l’altro, proprio gli studi a suo tempo redatti per la progettazione del Ponte sullo Stretto hanno consentito di scoprire talune strutture e meglio definire determinati cinematismi fino a quel momento poco conosciuti.

Ciò non significa, però, che l’esistenza di tali fattori sia preclusiva per la realizzazione dell’opera. Oggi, la scienza e la tecnica consentono di progettare e realizzare efficacemente una siffatta opera. Restano comunque delle criticità legate all’impatto sull’ambiente che dovranno essere adeguatamente mitigate e le necessarie valutazioni sul rapporto costo - benefici, utili a valutare l’effettiva validità dell’opera.

Fermo restando la fattibilità tecnica del ponte, è chiaro che la scelta se realizzare o meno tale importante opera, è esclusivamente di carattere economica e politica; inoltre, tale scelta non può essere sganciata da un’adeguata valorizzazione del comprensorio dello Stretto e da un ammodernamento infrastrutturale del Mezzogiorno. Non avrebbe senso realizzare una siffatta opera se rimanesse una cattedrale nel deserto o se non fosse collegata ad un moderno sistema ferroviario (AV) ed autostradale. Personalmente, in considerazione dei numerosi fattori in gioco, ritengo difficoltoso esprimere un giudizio netto sull’essere favorevole o contrario alla realizzazione del ponte.

Posso solo dire che da un lato, se l’opera fosse realizzata in tempi sostenibili e mettendo in campo importanti misure di mitigazione dell’impatto ambientale e non risultasse sganciata da una modernizzazione infrastrutturale del Mezzogiorno potrebbe rappresentare un importante volano per lo sviluppo economico e turistico dell’area. Di contro, se rimanesse una cattedrale nel deserto o, peggio ancora, un’incompiuta potrebbe rappresentare una ferita mortale per l’intera area.

Geologo Alfonso Aliperta

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