Quando sognare è un diritto, nessuno escluso mai

Insieme a Giuseppe conosciamo il laboratorio di Giornalismo: la scrittura diventa uno spazio di espressione e di relazione per i giovani adulti con disabilità

Sognare è un diritto, nessuno escluso mai

Al Centro diurno “Fondo Versace” della Piccola Opera Papa Giovanni di Reggio Calabria siamo arrivati dopo aver letto alcuni testi di Giuseppe Chiricolo. Ci hanno colpito perché, nella loro apparente semplicità, aprono squarci di fantasia popolati di favole, incantesimi e mondi fantastici che, in realtà, parlano a tutti noi: richiamano il bisogno universale di amore e di pace, ma anche di speranza e di apertura al futuro. Abbiamo scelto di incontrarlo approfittando – non a caso – della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre. Un momento che richiama l’attenzione sul valore del benessere e delle relazioni come parte essenziale della vita di ciascuno.

Un luogo di accoglienza e relazioni

Giuseppe Chiricolo ha 36 anni ed è uno dei giovani adulti che frequentano il Centro diurno “Fondo Versace”, una struttura che accoglie uomini e donne tra i 18 e i 65 anni con disabilità psico-fisiche.



La missione del Centro è chiara, secondo il carisma del fondatore, l’indimenticato don Italo Calabrò: offrire un ambiente relazionale di ascolto e accoglienza che favorisca, attraverso percorsi educativi e attività mirate, lo sviluppo delle autonomie personali e sociali, la crescita delle capacità pratico-operative e il rafforzamento dei legami con il territorio. Un luogo in cui non si coltivano soltanto abilità, ma soprattutto relazioni e possibilità di futuro.

Memoria e comunità: l’eredità di don Italo

Ad accoglierci, insieme a Giuseppe, ci sono anche Luca e Vincenzo, due “colonne” del giornalino Voci dal Fondo, nato dall’esperienza dei laboratori creativi. Hanno curato, tra le altre cose, un lavoro di ricerca dedicato proprio alla figura di don Italo Calabrò, nel centenario della sua nascita.


PER APPROFONDIRE: Oltre lo stigma, sognare è un diritto per tutti. Ascolta il podcast


Ricordare il fondatore significa, per loro, mantenere viva un’eredità educativa che ancora oggi ispira il Centro: non escludere mai nessuno, dare voce a chi voce non ha.

La fantasia come linguaggio universale

Giuseppe si racconta con semplicità: «Mi piace molto pitturare e colorare. Ho un fratello e una sorella». La sua passione più grande, però, è la scrittura. Nei suoi testi, ci spiega, compaiono favole, incantesimi e mondi fantastici, universi che sembrano lontani dal nostro e che, eppure, riportano al cuore delle domande più attuali: quelle di amore e di pace.
«Mi piace scrivere racconti – spiega – soprattutto favole con magie e mondi incantati».

Una fantasia che diventa strumento per esprimersi, ma anche per cercare ciò che ciascuno desidera nella vita: benessere, serenità, relazioni autentiche.

La scrittura come ponte e sogno di futuro

«Stare bene per me significa stare insieme agli altri – dice Giuseppe – ma anche avere momenti di pace, di pausa». Nelle sue parole emerge il valore della comunità: «Con gli altri mi piace parlare e comunicare. Mi piace anche raccontare quello che scrivo». La scrittura diventa così un ponte, un modo per condividere e partecipare.



C’è poi lo sguardo sul futuro, che non si ferma alla fantasia ma diventa sogno concreto: «Vorrei diventare padre di famiglia. Per me fare famiglia significa prendersi cura dei miei figli». Un messaggio che arriva a tutti, con la semplicità di chi vede l’essenziale: «Da soli non si va avanti, ma è insieme che troviamo la forza per affrontare meglio le cose e la nostra quotidianità».

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