Questione morale, situazione allarmante: serve reagire – avveniredicalabria

avveniredicalabria

Questione morale, situazione allarmante: serve reagire

La riflessione di Libera, l'associazione fondata da don Luigi Ciotti, dopo gli ultimi eclatanti casi di politici coinvolti in operazione giudiziarie

Giuseppe Marino *

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

I casi eclatanti e le operazioni coordinate dalla Magistratura in Calabria mettono a nudo la sconcertante rappresentazione di alti esponenti istituzionali e della politica a vari livelli. Un quadro allarmante e cristallizzato nella memoria collettiva, che impone una chiamata alla responsabilità per l'intera comunità reggina e calabrese, dalle istituzioni alla cittadinanza. 

Si assiste all’ennesima, impietosa dimostrazione che la nostra Regione vive sempre di più una profonda crisi di valori della propria classe dirigente, incapace ormai di portare avanti le istanze e i bisogni dei cittadini calabresi. Questi ultimi si ritrovano oramai in preda a sentimenti di sfiducia e disillusione, propri di chi non riesce più a riporre alcun affidamento in nessuno a seguito delle numerose offese patite.


Un lungo rosario di nomi e vicende processuali che da un lato hanno diversamente riguardato le posizioni del Presidente del Consiglio Regionale, Domenico Tallini, e del consigliere comunale, Antonino Castorina, e di altri 29 nuovi indagati dalla Procura per brogli elettorali; dall’altro lato le vicende di cronaca che hanno invece coinvolto Massimo Ripepi, sono accomunate dalla gravità e dal rilievo dei ruoli politico-istituzionali ricoperti. L’associazione non entra infatti nel merito di questioni su cui faranno luce gli organi preposti, vuole esprimere però rammarico e una posizione inequivocabile riguardo una situazione politica avvilente e generalizzata.

Non si tratta solo ed esclusivamente delle vicende giudiziarie e quindi di procedimenti pendenti e di cui attendere gli esiti, né tantomeno di notizie ad orologeria o di cui i destinatari paventano la montatura, quella su cui non si può più tacere è “la questione etica” e che investe l’intera classe dirigente calabrese, alla quale noi ci appelliamo affinché si doti finalmente degli anticorpi necessari per isolare e mettere definitivamente alla berlina ed ai margini, fenomeni, atti e atteggiamenti come quelli di cui le pagine dei media sono sature. Il problema del rapporto fra etica e politica non è diverso dal problema del rapporto fra l’etica e l’economia, la sanità e lungo sarebbe l’elenco se si continuasse. Si tratta, in tutte queste diverse sfere dell’attività umana, della distinzione fra ciò che sarebbe opportunamente lecito o condivisibile fare o non fare, su base oggettiva e convenzionale. Non si tratta di utopie, ma di regali, che così si fanno alle mafie, che continuano ad arruolare disperati ai margini, perché chi sceglie la ‘ndrangheta non è solo chi non ha avuto scelta, è anche chi non è stato messo nelle condizioni di capire l’enorme bruttezza e l’abominio di vestire quei panni. La ‘ndrangheta si alimenta di connivenze, di corruzione, di poteri deviati. Chi campa di ‘ndrangheta avrà la vita segnata dal sangue brutalmente versato. Occorrerebbe alzare l’asticella delle pretese di ogni comunità, non livellare verso il basso queste ultime. 

La cattiva politica mina le Istituzioni democratiche, depaupera i cittadini dei diritti essenziali che invece dovrebbero essere loro assicurati, permette alle mafie di ingrassarsi. Questa è la sintesi.

L’alto profilo professionale e politico di ogni rappresentante dovrebbe essere garantito dai partiti stessi, su base meritocratica e di attestata stima e riconoscimento di qualità, le sole ragioni per cui questo o quel soggetto dovrebbe essere legittimato a ritrovarsi all’interno delle liste elettorali. L’adesione a sistemi di valori non dovrebbe essere un finto proclama, una fatua promessa, ma un impegno assunto e sottoscritto con i cittadini tutti, non quindi un patto tacito, ma esplicito.

Il sospetto di alcun tipo non dovrà più investire il cittadino calabrese quando di nuovo sarà chiamato ad esprimere la propria preferenza al momento del voto.


L’associazionismo impegnato sul campo della cittadinanza attiva e della partecipazione democratica dovrebbe inoltre essere più pervasivo ed in grado di costruire maggiore consapevolezza nel contrasto alla corruzione ed al malaffare. Dovrebbe essere bandito poi il disimpegno da parte di ogni cittadino responsabile.

Il coordinamento di Libera continuerà a tenere alta l'attenzione, a coinvolgere la cittadinanza nelle scuole e nelle piazze, proseguirà la propria azione antimafia, per un rinnovato e sano protagonismo all’interno della società calabrese e cercherà, con la società civile, di rilanciare un rafforzamento del dialogo con tutte le forze politiche, al fine di chiedere l’apertura di nuovi tavoli di confronto sui temi della selezione della classe dirigente, sulla trasparenza negli appalti, sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, sulla lotta alla corruzione ed alle logiche clientelari; serve avviare un ampio processo partecipativo perché ne nasca una comunità forte e coesa, capace di gettare le basi per lo sviluppo di questa regione.


* Referente Libera Reggio Calabria

Articoli Correlati

This website uses cookies to ensure you get the best experience on our website.