Reddito Cittadinanza, i numeri del fallimento a Reggio Calabria

«La dignità non è un sussidio, io voglio lavorare». Elena ha 47 anni e tre figli. Oggi il suo Reddito di Cittadinanza è stato azzerato. Il suo, però, non è l’unico caso in cui la misura anti–povertà subisce una “frenata” dovuta ai cortocircuiti burocratici della norma.
Vallo a spiegare, però, a chi attendeva questo «miracolo a cinque stelle»: abbiamo incontrato quattro percettori del Reddito a Reggio Calabria: Nicodemo, Leila, Luigi ed Elena appunto.

Storie diverse con un comune denominatore: provare a riprendersi la propria vita. A tenerle unite, in verità, c’è anche un altro aspetto: tutti e quattro hanno sperimentato sulla propria pelle, le difficoltà di una legge astrattamente inattaccabile, ma concretamente fragile.
Nicodemo, ad esempio, vive una condizione disperata. Vedovo, senza lavoro, ha a carico tre figli: uno di loro vive l’esperienza dell’alcolismo ed è in una Comunità terapeutica, un altro fa lavori saltuari e la più piccola, venticinquenne, è in casa con lui. O per meglio dire vive in casa della nonna, perché Nicodemo ha subito uno sfratto esecutivo e di un alloggio popolare non c’è neanche l’ombra. Ad aprile 2019 percepisce il suo Reddito di Cittadinanza: 494 euro. Una misura decurtata, poiché, secondo l’Inps fanno cumulo anche i rimborsi percepiti dal figlio in Comunità (durante l’attività di messa alla prova esterna) e l’indennizzo del Servizio Civile nazionale della più piccola.

Ma oltre il danno, in estate arriva la beffa: l’altro figlio di Nicodemo parte. Va in Francia a lavorare e trova un contratto stabile. L’uomo, avendolo nello stato di famiglia, dichiara questa variazione nel frattempo che il figlio sposti la residenza oltralpe: e così, da maggio a oggi, il suo Reddito di Cittadinanza è ridotto a 40 euro. Una storia simile a quella di Elena.

Professione «Account manager» perde il lavoro a 45 anni. Troppo giovane per andare in pensione, troppo “vecchia” per ritornare nel giro. Adesso fa pulizie a domicilio: percepiva 300 euro di Reddito di Cittadinanza, oggi azzerato come dicevamo ad inizio articolo. Perché? Uno dei tre figli (il più piccolo è minore) è emigrato anche lui. Destinazione: Bulgaria. Lo Stato sembra ignorare che vivere a migliaia di chilometri di distanza da casa vuol dire pagarsi vitto e alloggio e tanti altri costi. Nessun “sconto” per i genitori che sono costretti a salutare i propri figli in cerca di fortuna.

Così come capita a Luigi: lui percepisce l’assegno sociale, mentre la moglie è invalida civile. Il loro Reddito di Cittadinanza è di 40 euro. La “colpa” è del figlio più piccolo. 25 anni, un passato nell’Esercito e oggi fa la guardia giurata a Milano. Per questi due anziani, lo Stato prevede un sussidio di meno di 500 euro l’anno.

E non va meglio a chi ha figli piccoli: Leila ha un bimbo di diciotto mesi; lei e suo marito non lavorano. Alle sue spalle, anni di controversie legali poiché ha ben 10mila euro di crediti dalle aziende per cui prestava la sua professione. Dopo aver ricevuto quasi l’assegno pieno ad aprile (780 euro), si è vista sospendere la sua pratica. Secondo l’Inps va decurtata a 262 euro al mese. Il motivo è paradossale: a fare “cumulo” per Leila sono il Bonus Bebé, il Rei e la Carta acquisti. Ossia tutte le misure assistenziali previste dalla legge.

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