Reggio, l’incontro tra san Josemaría e monsignor Lanza

Il 16 giugno 1948 san Josemaría Escrivá scriveva a Pedro Casciaro e gli diceva che due giorni dopo sarebbe partito per la Sicilia e la Calabria, essendo ormai scoccata «l’ora di Dio», l’ora di un lavoro apostolico abbondante e fecondo. Era pertanto costretto a modificare i suoi piani, cosa di cui informava il Consiglio Generale: «Carissimi, una volta di più ci è chiaro che siamo a disposizione di Dio e I non possiamo rispettare alla lettera i nostri piani. L’arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Lanza, ci aspetta: dobbiamo andarci, perché è un grande amico, in vista di tutto il lavoro che dovremo fare nel sud d’Italia. Il grande caldo che fa qui è solo un’avvisaglia di quello che troveremo in Calabria e in Sicilia: ma né questo, né ragioni più o meno sociali in Spagna devono interrompere il nostro sforzo per ampliare qui il lavoro dell’Opera. Pertanto – è deciso – arriverò a Madrid solo venerdì 2 luglio».

San Josemaría Escrivá non era in buone condizioni di salute e prevedeva di soffrire molto il caldo. Tuttavia era necessario che si mettesse in viaggio quanto prima, poiché all’inizio di luglio aveva impegni in Spagna. L’espansione nel nord d’Italia era stata già preparata dall’incontro con il Cardinal Schuster. Ora egli pensava di aprirsi le porte del meridione facendo visita all’arcivescovo di Reggio Calabria e al Cardinale Ruffini di Palermo. Venerdì 18 giugno san Josemaría Escrivá e don Álvaro celebrarono la messa nel Pensionato alle quattro e un quarto del mattino. Alle cinque si misero in viaggio su una vecchia e malridotta Aprilia, passarono a prendere a Trastevere monsignor Dionisi, intimo amico dell’arcivescovo di Reggio Calabria, e proseguirono verso sud. Davanti c’erano Alberto Taboada, alla guida, e Luigi Tirelli. Sul sedile posteriore, con alcune borse e parte del bagaglio, erano seduti, molto stretti, i tre sacerdoti. Passata Napoli, san Josemaría Escriva cominciò a sentirsi male e chiese di riposare un po’ dopo pranzo. Proseguirono poi per la strada litoranea. L’interno dell’auto era un forno, la strada dissestata e dovettero attraversare alcuni ponti di barche.
 
Nonostante le nuvole di polvere e gli scossoni causati dalle buche, san Josemaría Escrivá cantava in continuazione, tanto che monsignor Dionisi serbò come ricordo di quel viaggio l’impressionante allegria del Fondatore. All’una di notte si fermarono a dormire in una pensione di Scalea. Al mattino presto partirono per Paola, dove san Josemaría Escrivá celebrò la nessa nel santuario di san Francesco. Era sabato 19 giugno. Al santo di Paola era devoto anche san Josemaría Escrivá perché, dal 1920 al 1924, seminarista prima e poi giovanissimo rettore, aveva frequentato il Seminario diocesano di Saragozza, intestato proprio a San Francesco, famoso per il motto “Charitas”. Grazie alla disponibilità dei Padri Minimi del Santuario – che conservano con orgoglio il libro dei visitatori illustri con la firma, inusuale, “Josemescrivá de B.” seguita da quella di don Alvaro e preceduta da quella dell’allora presidente del Consiglio italiano Alcide De Gasperi. Giunti in serata a Reggio, cenarono con l’arcivescovo, monsignor Lanza, al quale don Josemaría parlò con entusiasmo dell’Opera. Il 20 giugno celebrò la messa a Reggio Calabria prima di continuare il viaggio verso la Sicilia.
 
Il 20 fu a Catania da dove avrebbero dovuto proseguire per Palermo. Un improvviso malore di San Josemaría Escrivá li costrinse a sospendere il viaggio facendo ritorno a Roma. Lungo il viaggio di ritorno dopo essere partiti da Catania si fermarono a Palmi e pernottarono nell’albergo “Nuova Palmi” il 21 giugno. Molto probabilmente il 22 celebrò la santa messa a Palmi prima di riprendere viaggio verso Roma.

* Sacerdote dell’Opus Dei

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