Reggio, un bene confiscato affidato a una vittima del racket

Spazi «comuni», un passo in avanti da parte dell’Amministrazione guidata da Giuseppe Falcomatà. I locali dell’Urban Center, bene confiscato al re dei videopoker Gioacchino Campolo, ospiteranno gratuitamente “ZeroGlutine–Life”, l’esercizio commerciale devastato da un attentato in pieno stile mafioso a metà dello scorso novembre. Non soltanto una solidarietà annunciata, quella di Falcomatà e i suoi, presenti in massa al sit–in organizzato da Libera, bensì un atto di «contraddizione» rispetto allo strapotere mafioso.

La notizia, trapelata in settimana, della delibera di Giunta municipale suona come una “prima” dal volore assolutamente simbolico: un immobile sottratto al malaffare affidato, in modo gratuito, a chi è vittima di un’azione di stampo mafioso. L’affidamento, ovviamente, è circoscritto nel tempo e durerà per tutte le festività natalizie, sino al 10 gennaio. Il resto dovrà farlo la cittadinanza, scegliendo la strada del consumo «critico».

Onore al merito, quindi all’esecutivo guidato da Falcomatà che mette «a reddito» (ci sia passato questo termine) l’Urban Center, il cuo esperimento primordiale, ossia il divenire la casa dell’associazionismo reggino, non era mai realmente decollato. Uno spunto operativo, inoltre, rispetto alla rigenerazione economica che può scaturire dai beni confiscati: perché non immaginare di sostenere con misure simili, magari, anche delle start–up di giovani che presentino un business plan sostenuto da soggetti accreditati come Camera di Commercio o le Università del territorio? Certamente, l’Urban Center allo “Zero– Glutine Life” è anche una risposta ai «pericoli» delle novità introdotte dal Decreto Sicurezza che aprono all’affidamento anche ai privati dei beni confiscati. Il patrimonio dei boss può essere un vettore di crescita economica, se re–investito in modo sano. Pertanto, l’auspicio è che – da questa pregevole iniziativa, che potremmo definire una pietra miliare in materia – le Amministrazioni comunali e metropolitane riescano a «fare sistema».

Sempre a proposito di beni confiscati e spazi comuni, rimane invece irrisolta la questione dei sen- zatetto a cui, nonostante i proclami, non è stata ancora trovata una sistemazione dignitosa e l’emergenza– freddo anche quest’anno rischia di tornare puntualmente. Nonostante la possibilità di un utilizzo dei beni confiscati in tal senso sia stato ribadita durante un’assemblea in Città metropolitana, lo scorso 27 settembre, a oggi però nessun provvedimento è stato preso. Un vero peccato se si considera che, di anno in anno, questa circostanza si ripete con il rischio di dover provvedere sempre e unicamente con azioni in via straordinaria chiedendo l’aiuto premuroso e sempre presente del mondo del volontariato reggino che, sulla vicenda, ribadisce – in ogni occasione pubblica – la necessità di porre un rimedio in modo stabile e dignitoso. Poveri e oppressi, vale la pena ricordarlo, sono due facce della stessa medaglia.

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