Regionalismo, il coro dei vescovi: «Aumenta il divario Sud-Nord»

Domani, a Palazzo Chigi, si terrà un vertice tra il premier Giuseppe Conte e i suoi due vice, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, in rappresentanza degli azionisti di maggioranza (Lega e M5s). Nelle intenzioni del Carroccio ci sarebbe una decisa accelerazione sul “regionalismo differenziato”, misura-bandiera dei leghisti che vuole rispondere alle richieste di due regioni, Veneto e Lombardia, che hanno chiesto maggiore autonomia in quegli ambiti d’azione tipici del Governo centrale, quali: salute, infrastrutture, istruzione, fiscalità. Da più parti (tra cui eminenti costituzionalisti e, si vocifera, anche dal Colle) ci sarebbe un’opposizione normativa a questa impostazione che, invece, gli ambienti dell’esecutivo vedono come fattibile e pure in tempi brevi.

 
Sulla questione, però, sono intervenuti – ai taccuini de L’Avvenire di Calabria – alcuni vescovi che seguono particolarmente da vicini le istanze meridionali e calabresi nello specifico. Ci riferiamo a monsignor Antonino Raspanti, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana con delega alle Chiese del Sud; monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabra e monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova.

«Finora i Governi, comunque, hanno prodotto una disparità. La domanda da porsi, allora, è un’altra: dipende soltanto dal Legislatore questa ingente differenziazione oppure è riferibile alla cittadinanza che non riesce a mettersi al passo? I meridionali devono continuare a sentirsi dire che sono “mantenuti”? Persone e comunità “senza voglia”? Certamente, sono frasi eccessive e false che sottendono dei punti di vista sbagliati, come ad esempio quello di “sganciare il Sud” dal resto del Paese» si interroga monsignor Raspanti che prosegue spiegando come servirebbe «tentare di trovare una soluzione equa per evitare che si concretizzi questa separazione netta tra le due anime della Nazione. L’obiettivo è fornire le stesse opportunità a tutti i cittadini, qualunque sia la regione in cui vivono. La “scossa”, che è necessaria per il Mezzogiorno, è un fatto etico e culturale prima ancora che economico».

Rimane sulla stessa frequenza d’onda anche il presidente della Cec, monsignor Bertolone che esprime «Profonda preoccupazione per i processi di “regionalismo differenziato” in atto”. Abbiamo un timore: la legittima autonomia dei territori possa pervenire ad incrinare il principio intangibile dell’unità dello Stato e della solidarietà, generando dinamiche che andrebbero ad accrescere il forte divario già esistente tra le diverse aree del Paese, in particolare tra il Sud ed il Nord». Altrettanto chiare sono le parole di Fiorini Morosini, guida spirituale della diocesi più a sud dello Stivale, quella di Reggio Calabria – Bova: «Esiste una questione – spiega Morosini – che è la questione Italia dalla quale o si esce tutti assieme o non si esce».

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