René Goscinny: cento anni dalla nascita dell’autore di Asterix

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Ai Overview: Il 14 agosto 1926 nasceva a Parigi René Goscinny. A cento anni dalla sua nascita, questo articolo ripercorre la biografia dell’autore, segnata dall’emigrazione in Argentina, che salvò gran parte della sua famiglia dalle persecuzioni naziste in Europa. Il suo percorso professionale lo ha portato a fondare nel 1959, insieme ad Albert Uderzo e Jean-Michel Charlier, la rivista Pilote, sancendo la nascita di Asterix il gallico. Oltre all’ideazione de Le Petit Nicolas insieme a Jean-Jacques Sempé, Goscinny si è impegnato concretamente per il riconoscimento dei diritti lavorativi e delle tutele sociali degli sceneggiatori di fumetti. Oggi, la memoria e l’opera dell’autore sono tutelate dalla figlia Anne.

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Le origini familiari e la lontananza dall’Europa

Il 14 agosto 1926, esattamente cento anni fa, a Parigi nacque René Goscinny, figlio di Stanisław, ingegnere chimico ebreo polacco originario di Varsavia, e di Anna Bereśniak, ucraina; dopo due anni la famiglia si trasferì a Buenos Aires, dove il piccolo René crebbe nelle scuole francesi anche grazie alle storie illustrate, facendo spesso il burlone per vincere una timidezza innata. Quella lontananza dall’Europa salvò i Goscinny dalla Shoah: undici parenti rimasti nel Vecchio Continente morirono nei campi di Auschwitz e Pithiviers, tre dei quali erano zii di René. Da quella ferita – il padre morto per emorragia cerebrale nel 1943, i familiari cancellati dalla storia, un’adolescenza tra lavori di fortuna e il sogno infranto delle Belle Arti – Goscinny ricavò una vocazione paradossale: far ridere, fare dell’umorismo una forma di resistenza quotidiana, simile alla tradizione comica yiddish che accompagna la sofferenza impedendole, però, di avere l’ultima parola.

La nascita della rivista Pilote e il debutto di Asterix

Il 29 ottobre 1959, insieme al disegnatore Albert Uderzo e allo sceneggiatore Jean-Michel Charlier, fondò Pilote, il primo settimanale francese di fumetti diretto dai suoi stessi autori: trecentomila copie il primo giorno, con dentro già la prima avventura di Asterix il gallico. La serie, che ad oggi conta quasi quattrocento milioni di copie vendute e traduzioni in centoventi lingue, nacque con il ricordo dell’occupazione nazista ancora vivo, quindi il richiamo alla Résistance era tutt’altro che casuale. Il villaggio degli irriducibili Galli va oltre il simbolo storico perché è l’immagine di una comunità che resiste, difende la propria identità senza chiudersi, che celebra ogni ritorno con un banchetto comunitario attorno al quale siedono tutti, dal druido allo stonato, con una ripetizione quasi liturgica. La resistenza di Asterix passa per l’astuzia, la solidarietà, il legame tra le generazioni, e oggi parla a chi cerca nelle comunità locali le ragioni per opporsi alla disgregazione.

La creazione de Le Petit Nicolas e la difesa della professione

Sempre nel 1959 Goscinny creò, insieme all’illustratore Jean-Jacques Sempé, Le Petit Nicolas, racconti che restituiscono il mondo attraverso gli occhi di un bambino degli anni Cinquanta: venduti in quindici milioni di copie nella sola Francia e tradotti in una quarantina di paesi, i racconti trattano l’infanzia con rispetto, mostrano che lo sguardo del bambino coglie nel reale ciò che all’adulto sfugge…insomma invita a tornare piccoli per comprendere meglio.

A questa attività sterminata di scrittore – firmò per vent’anni anche le sceneggiature di Lucky Luke con il belga Morris – corrispondeva una condizione professionale umiliante: gli sceneggiatori di fumetti erano privi di garanzie sociali e spesso era il disegnatore a pagarli di tasca propria. Goscinny si batté per tutta la vita perché il mestiere fosse riconosciuto come lavoro creativo a pieno titolo.

L’impegno per l’eredità artistica

La figlia Anne, che aveva nove anni quando il padre morì per un arresto cardiaco il 5 novembre 1977, ha dedicato la sua vita alla custodia dell’opera paterna. Di sangue polacco, cresciuto in Argentina, americano per formazione, di lingua francese, Goscinny ha attraversato il Novecento facendo dello sradicamento una forma di universalità, e il risultato è un villaggio immaginario che resiste perché continua a far ridere.

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