Ecco le motivazioni contenute nelle 21 pagine firmate dagli Interni: dal «mancato aggiornamento della banca dati cestista dal Servizio centrale» alla «mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e/o mancanza di applicazione di quanto previsto dalle linee guida anche in termini di standard qualitativi e quantitativi» sino «all’erogazione dei servizi finalizzati dal Fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza e mancata presentazione della rendicontazione». Queste le “accuse” del Viminale per un totale di 34 penalità che, si legge, «porteranno alla revoca dei benefici accordati» e «si procederà con separato provvedimento per le definizione dei rapporti contabili e per l’eventuale recupero di contributi già erogati per la cui determinazione si dovrà attendere l’esito dei procedimenti in corso».
«Lo Stato continua incredibilmente a darci addosso. La mia amarezza è immensa», questo il commento di Lucano che parla di «persecuzione». Sulle contestazioni il primo cittadino ai domiciliari spiega: «Ci sono state due relazioni della Prefettura di Reggio Calabria che si sono contraddette l’una con l’altra, una positiva ed un’altra negativa. Prima ci hanno elogiati e poi criticato. Tutto questo è assurdo». Pronta la replica del ministro Matteo Salvini: «Chi sbaglia, paga. Non si possono tollerare irregolarità nell’uso di fondi pubblici, nemmeno se c’è la scusa di spenderli per gli immigrati». In serata è giunta anche la posizione del governatore della Calabria, Mario Oliverio, che nei giorni scorsi era andato a trovare Lucano agli arresti domiciliari: «È una decisione assurda e ingiustificata. Mi auguro che dietro tale decisione non si celi l’obiettivo di cancellare una esperienza di accoglienza, estremamente positiva. Chiedo al Ministro dell’Interno – ha concluso Oliverio – di rivedere questa decisione».













