Riace, D’Alessio: «Il Gip non ha vagliato il panorama probatorio» – avveniredicalabria

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Il Procuratore di Locri contesta le scelte del Giudice per le indagini preliminari, Di Croce

Riace, D’Alessio: «Il Gip non ha vagliato il panorama probatorio»

Redazione Web

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Ventiquattro ore dopo l'arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, non si placano le reazioni sull'inchiesta "Xenia" condotta dalla Procura della Repubblica di Locri. Sul caso è tornato a parlare proprio il procuratore locrese, Luigi D'Alessio, che per 18 mesi ha condotto l'indagine sul primo cittadino della cittadina, sulle cui coste furono ritrovati i Bronzi nel 1972.

 
«Apprezzo tutti coloro che manifestano dispiacere per questa vicenda, ma bisogna assolutamente scindere la persona Lucano dall'idea che lui ha posto in essere a Riace - ha dichiarato D'Alessio - non possiamo consentire, come Stato italiano, come Istituzione della Repubblica, che qualcuno persegua un'idea passando bellamente sopra i principi e sopra le norme, altrimenti consentiremmo a chiunque di predicare quelli che sono i propri convincimenti infischiandosene delle leggi». Rispetto alla maxi-indagine, racchiusa in 1.500 pagine, molte delle quali stralciate dal Giudice per le indagini preliminari, Domenico Di Croce, che ha rigettato gravissime accuse quali associazione a delinquere, abuso d'uffio, peculato, truffa e falso ideologioco. Regge, quindi, solo parzialmente il quadro probatorio dell'accusa: «Sono sempre rispettoso delle decisioni del giudice, ma stiamo redigendo motivi di impugnazione. Credo e temo che il Gip - conclude il procuratore di Locri - sia rimasto un po' anche schiacciato dalla quantità di indagini che gli sono piovute addosso e ritengo che non abbia vagliato tutto il panorama probatorio che gli è stato messo a disposizione».
 
Sull'attività inquirente, l'organizzazione sindacale Usb ha parlato di «giustizia ad orologeria» rispetto all'indagine "Xenia": a tal proposito è stata indetta una manifestazione di piazza, proprio a Riace, per il prossimo 6 ottobre alla quale hanno aderito, al momento negli intenti su Facebook, diversi esponenti della politica, intellettuali e parti della società civile calabrese e italiana.
 
In particolare lo scrittore Mimmo Gangemi si è lanciato in una disamina sull'inchiesta: «Sto con Mimmo Lucano. Ho letto le motivazioni dell’arresto. Sull’affidamento dei servizi alla cooperativa c’è scritto, testuale, che ha agito “secondo il sistema agevolato previsto dalla norma”. Quindi, dov’è il reato?». Gioacchino Criaco, autore del libro "Anime Nere", ha affermato, su Facebook, il suo stato d'animo: «Io sono amico personale di Mimmo Lucano, lo so che è nel giusto, perché viene da una nobile tradizione di disobbedienza civile. Ma bisogna dirlo, che buona parte di quelli che lo difendono sono stati per anni per le manette, senza se e senza ma». Vicinanza a Lucano, insomma, ma sulle critiche alle toghe pareri contrastanti.
 
Tornando al lavoro della Procura di Locri di tenore opposto sono le dichiarazioni di Matteo Salvini: «Non è mai bello che un sindaco venga arrestato. Pensare che Salvini condizioni il lavoro della Procura è follia», ha twittato il ministro dell'Interno parlando di sé stesso in terza persona. A dargli eco è il Movimento sovranista di Reggio Calabria che parla di «giustizialismo di convenienza e garantismo d'opportunità».
 
Infine, l'Alto commissariato per i diritti dei rifugiati dell'Onu ha espresso apprensione sul caso-Lucano augurandosi, in una nota stampa, «che sia fatta piena luce sui fatti a lui attribuiti» ed esprimendo «preoccupazione e rammarico per la condizione di coloro che, migranti e rifugiati, temono ora di aver perso una guida che in questi anni li ha costantemente supportati».

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