Avvenire di Calabria

L'arcivescovo ha presieduto una solenne celebrazione eucaristica presso la Chiesa dell'adorazione di Gesù e Maria

Rosa Staltari, il ricordo 46 anni dopo la morte

Morrone: «La Venerabile è un autentico esempio di Santità»

di Redazione web

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Il 15 dicembre 2021 si sono celebrati i 46 anni della nascita al cielo di Suor Rosa Staltari. L'arcivescovo della diocesi di Reggio Calabria - Bova ha presieduta una Solenne Celebrazione eucaristica in sua memoria. La fondatrice delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice è stata ricordata nella Chiesa dell'adorazione di Gesù e Maria. Presenti, inoltre, l'arcivescovo emerito monsignor Vittorio Mondello e molti Sacerdoti del clero reggino e della diocesi di Locri.


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Numerosa è sentita è stata anche la partecipazione di fedeli amici della Congregazione, dei membri della Fraternità delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice. Ma anche di una delegazione della diocesi di Locri- Gerace. È proprio a Locri che l'allora vescovo Giancarlo Maria Bregantini, il 24 settembre 2002, ha dato avvio al processo di beatificazione di Rosella. L'oggi Venerabile Rosa Staltari è nata ad Antonimina, nella locride per l'appunto.

Rosa Staltari, recentemente proclamata "Venerabile"

Durante la celebrazione si è letto il decreto di venerabilità di Suor Rosa Staltari religiosa delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice.

Nel Decreto firmato dal prefetto Cardinale Marcello Semeraro a Roma, il 21 dicembre 2020, si legge: «La Serva fin da ragazza aveva imparato la devozione per Maria Santissima Addolorata presso la croce del Figlio, imitando la quale, secondo il Carisma della propria Congregazione, cercò di praticare sempre, fra le virtù cristiane, l'umiltà, la carità, la mortificazione, la semplicità e il nascondimento. Si dedicava con intensità alla vita di preghiera. Speranza e fortezza la aiutarono nei momenti di difficoltà. Di animo sensibile, sapeva intuire le necessità degli altri per rispondervi con generosità».

Nella sua omelia il vescovo Morrone ha innanzitutto ringraziato la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice per aver organizzato questo momento. Ha inoltre ringraziato la diocesi di Locri-Gerace per aver dato l'avvio al percorso della causa di beatificazione di Rosella. La venerabile, ha detto il presule, «è il primo frutto dell'autenticità del Carisma dei Fondatori».

Rosella ha accolto questo Carisma personalizzandolo e lasciandosi trasformare da esso. Alla luce di questo Carisma, Rosella Staltari ha scoperto che la sua sofferenza unita a quella di Cristo, nel mistero Pasquale, la configura e la rende simile a Cristo nell'opera della redenzione.

Il vescovo cita a tal proposito uno scritto di Rosella “Sembrerebbe quasi che io fossi stata condannata a sopravvivere perché morissi lentamente di dolore” sottolinea che in questa frase  c'è un vissuto di fede posto dinnanzi a Dio nella consapevolezza di essere da Lui amata, ribadendo che questa è la vera preghiera: offrire il proprio soffrire e non formule preconfezionate, cita ancora Rosella “Vorrei piangere, gridare senza che nessuno mi veda”, la Venerabile si dona nel silenzio per non rattristare gli altri.

Esempio di Santità

Rosella si è lasciata abitare e guidare dallo spirito di Cristo realizzando nel breve arco di vita secondo la sua personalità un percorso verso la santità alla quale siamo tutti chiamati con il battesimo. «Siate santi perché io sono santo» (Lv 19,2; 1Pt 1,16).


PER APPROFONDIRE: Rosa Staltari è Venerabile: la lettura del Decreto a Reggio Calabria


La celebrazione termina con il ringraziamento della Superiora generale della Congregazione Suor Carolina Nostro la quale cosi conclude: «Ricordiamo le consorelle che ci hanno precedute nell’incontro con il Signore ricorda Don Enzo Varacalli, che da vero discepolo ha voluto abbracciare l’opera di don Forno ricevendo il Ministero Sacerdotale. Impariamo da loro che essere santi, significa servire il Signore. Vuol dire soprattutto coltivare la gioia: una gioia che risiede non solo nelle esperienze mistiche, negli atti di eroismo e di martirio, ma anche nella testimonianza quotidiana, in una normalità assoluta: abitare in Cristo e lasciare che Cristo abiti in noi».

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