Avvenire di Calabria

Il prete reggino ripercorre il servizio svolto dal 1981 a oggi

Sacerdote da quarant’anni, don Mimmo Labella si racconta

L'ammissione: «I migliori formatori sono i miei fedeli»

di Federico Minniti

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Don Mimmo Labella è restio nel raccontarsi. Oggi, 15 novembre, ricorrono i quarant’anni dalla sua ordinazione sacerdotale ricevuta da monsignor Aurelio Sorrentino. Nel ricordare i suoi primi passi da giovane prete, don Labella ci confida la sua esperienza da parrocchiano. Fondamentale - a suo dire - per il suo cammino vocazionale.


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Siamo negli anni ‘70, nel quartiere Gebbione di Reggio Calabria. È lì che conosce don Salvatore Nunnari: «Guardando come affrontava i problemi col sorriso, mi fece capire quanto poteva essere bella la vita da sacerdote». Frequentando l’Azione cattolica inizia a essere di casa nella parrocchia del Divino Soccorso e, al contempo, la parrocchia entra a pieno nella sua casa d’origine.

«Se sono diventato sacerdote, però, lo devo ai miei genitori» ci confida con un filo d’emozione: «Mi hanno insegnato due sacramenti, quello della misericordia, perdonando i miei errori, e quello del servizio, aprendo le porte di casa nostra alle famiglie più povere».

Don Labella: le prime esperienze da “novello” sacerdote

Dopo gli anni in Seminario, quindi, l’ordinazione e le prime esperienze da novello presbitero. La prima a Palizzi, come viceparroco al fianco di don Rocco Ieracitano: «La sua vicinanza - ancora don Labella - mi ha fatto crescere tantissimo sotto il profilo spirituale. È stato lui a farmi capire come dovevo far entrare le persone nella mia vita sacerdotale». E la “scuola” dei fedeli è stata quella più longeva ed edificante. Sia nelle esperienze di Melia di Scilla che di Favazzina fino all’approdo, trentatré anni orsono, a Mosorrofa.

I trentatré anni vissuti a Mosorrofa

«Grazie ai miei predecessori ho trovato un laicato molto maturato che mi ha insegnato a fare il parroco. Non me ne vergogno, se oggi sono quello che sono è grazie ai miei parrocchiani» spiega inoltre don Labella. La sobrietà ne connota tutte le scelte. Sono i fedeli che ci raccontano alcune sue gesta a Mosorrofa: dalle vetrate della chiesa rifatte tutte a mano dal parroco alle stole decorate dal sacerdote in occasione delle prime comunioni, ora in onore dei santi come Francesco d’Assisi o il patrono del paese, Demetrio, ora in onore alla Vergine celeste.


PER APPROFONDIRE: «Eco di Mosorrofa», mezzo secolo per il periodico parrocchiale


Don Labella ce le mostra senza commentare. Fissa quella raffigurante il Poverello d’Assisi e gli sfugge: «Questa l’ho fatta ripensando ai miei anni in Azione cattolica...». Un ricordo che lo commuove: domani saranno quarant’anni dal suo “Eccomi” al Signore.

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