Ai Overview: A Belvedere Marittimo si celebrano gli ottocento anni dal martirio di sette frati minori calabresi, guidati da San Daniele da Belvedere, giustiziati a Ceuta nel 1227 per aver predicato il cristianesimo in terra nordafricana. La chiesa conventuale dei Cappuccini ha ospitato le celebrazioni solenni alla presenza dei rappresentanti della famiglia francescana regionale e delle autorità locali, diventando inoltre luogo giubilare con la concessione dell’indulgenza plenaria. Per l’occasione, la diocesi ha diffuso un messaggio congiunto che ricostruisce il viaggio dei religiosi dalla Valle del Crati fino al Marocco, inquadrando storicamente una missione definita “fuori dagli schemi” e richiamando la Chiesa locale a un rinnovato impegno verso le periferie della società contemporanea.
L’anniversario e le celebrazioni a Belvedere Marittimo
Il 10 ottobre 1227 sette frati minori calabresi, guidati da Daniele da Belvedere, oggi patrono della Provincia religiosa dei Frati Cappuccini della Calabria, furono decapitati a Ceuta, sulla costa nordafricana, dopo avere predicato il nome di Gesù in una città dove era loro proibito entrare: quasi otto secoli più tardi, nella stessa data, Belvedere Marittimo celebra un centenario del loro martirio e la piccola chiesa conventuale dei Cappuccini, che ne custodisce da sempre la memoria, è diventata luogo giubilare per concessione della Penitenzieria Apostolica, con la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria. Il calendario liturgico ne conserva i nomi: Daniele, Angelo, Samuele e Donnolo da Castrovillari, Leone e Nicola da Corigliano, Ugolino da Cerisano. San Daniele è patrono della Calabria francescana, e il centenario chiama a raccolta l’intera famiglia francescana della regione.
Sabato la giornata è cominciata al mattino con l’assemblea provinciale dei frati, animata da padre Maurizio Piacentino, consigliere generale. Alle 18, davanti alle autorità civili e militari del Comune, la celebrazione solenne ha riunito nella stessa chiesa il ministro provinciale dei Cappuccini, padre Francesco Donato, il provinciale dei Frati Minori, padre Mario Chiarella, il delegato dei Conventuali, il consiglio dell’Ordine francescano secolare con la ministra regionale Franca Caruso e alcune religiose. Per i Cappuccini è stato «un momento di grande comunione e di fraternità» che ha visto la partecipazione di tutte le realtà francescane della Calabria
La ricostruzione storica della spedizione nel Mediterraneo
Che cosa spinse sette uomini della Valle del Crati fino all’altra sponda del Mediterraneo? Il messaggio che padre Donato e il vescovo di San Marco Argentano-Scalea, Stefano Rega, hanno firmato il 6 ottobre per tutte le Chiese di Calabria («Una compagnia di pionieri in terre di confine») ricostruisce il quadro. I Minori arrivano in regione non prima del 1217 e attecchiscono tra Pollino e Sila, a Castrovillari, Cosenza, Scalea, Corigliano; nel 1219 il Capitolo dell’Ordine apre le missioni tra i non cristiani e nel gennaio 1220 cinque confratelli vengono uccisi in Marocco. Il gruppo di Daniele si mette in cammino poco dopo: via terra fino in Spagna, poi per mare. A Ceuta i sette predicano qualche giorno nella colonia dei mercanti europei, fuori dalle mura, prima di entrare di nascosto in città. Arresto, accusa di follia, una settimana di prigione, la condanna. Nella Lettera dal carcere, riportata nel messaggio, scrivono: «Abbiamo dunque annunziato il nome di Cristo davanti al governatore e abbiamo confessato che non c’è salvezza vera in nessun altro».
Furono proprio i mercanti italiani, che avevano provato a trattenerli per timori in buona parte economici, a raccoglierne i resti e a custodirli nel loro fondaco; la tradizione colloca nel 1251 la traslazione a Braga, in Portogallo, mentre la canonizzazione porta la firma di Leone X, nel 1516.
Il messaggio alle Chiese di Calabria
Il testo dei due firmatari non addomestica la vicenda. Definisce quella santità «eccentrica e fuori dagli schemi», ricorda che i sette «hanno ecceduto nella generosità laddove tutto sussurrava prudenza» e si chiede se un eccesso simile possa smuovere il terreno indurito in cui oggi affonda le radici la fede. Nel corso dell’anno, fanno sapere i Cappuccini, le reliquie dei martiri saranno portate anche in Basilica.
A Ceuta, nel 1227, il confine era una cinta di mura da superare di nascosto. Donato e Rega chiudono con l’auspicio che la Chiesa calabrese riparta insieme, come una compagnia di pionieri, verso quelle «terre di confine che nell’attuale società sono, ovunque, a un passo».













