Sanità in Calabria: «Tutela salute non orientata da lobby»

«Siamo per una tutela della salute orientata in Calabria dai cittadini e dagli operatori sanitari e non dalle lobby le quali, nonostante i tanti anni di commissariamento, non sono venute meno nel controllo dei meccanismi di spesa causa della malasanità». Rappresentanti della Consulta regionale del Terzo settore della Calabria unitamente ai rappresentanti di numerose organizzazioni della società civile, «motivati dalla drammaticità del momento», scrivono al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro della Salute, Roberto Speranza, annunciando «la costituzione di un coordinamento tematico mirante a svolgere un diffuso controllo democratico rispetto alle scelte operate dalla gestione commissariale della sanità calabrese» e chiedendo al governo «estrema chiarezza, considerata la gravità della situazione a fronte della pandemia».
I firmatari della missiva – tra cui Gianni Pensabene (Forum regionale del Terzo settore), Giacomo Panizza (Comunità progetto Sud), Luciano Squillaci (Federazione italiana comunità terapeutiche), don Ennio Stamile (referente Libera Calabria), Nunzia Coppedè (Fish Calabria), Vincenzo Linarello (Goel gruppo cooperativo) – avanzano una serie di richieste. «Chiediamo che l’urgente percorso teso a ricostruire la sanità pubblica nella regione sia accompagnato in parallelo da una piattaforma informatica aperta a tutti i cittadini, dove accedere in maniera trasparente ai dati e dove condividere problematiche e proposte, per una assistenza sanitaria democratica e orientata anche dai pazienti», scrivono. «Chiediamo inoltre – aggiungono – un’attenzione prioritaria per le fasce più deboli e fragili, anziani soli, persone con disabilità, con problemi psichiatrici, con dipendenza patologica, bambine e bambini e, in generale, per chi da troppi anni è messo ai margini da una sanità calabrese tesa a privilegiare interessi forti e clientelari, lasciando puntualmente indietro chi ha maggiore bisogno di cura e assistenza».
Viene chiesto anche un «forte impulso» alla “Medicina Territoriale”, con «un potenziamento del ruolo dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali interni e degli infermieri di comunità». Ancora: «Chiediamo che, in un momento così difficile per l’emergenza in corso, sia chiara la catena di comando e a chi chiedere conto, come rete della società civile, del mancato raggiungimento degli obiettivi tesi a contrastare la pandemia con le necessarie misure in materia di tracciamento, ospedali Covid, potenziamento delle terapie intensive, terapie semintensive, Covid hotel».

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