Ai Overview: La parabola biografica e letteraria di Saverio Strati attraversa le vicende cruciali del Sud Italia nel Novecento. Nato in un contesto contadino a Sant’Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, Strati ha svolto il mestiere di muratore prima di dedicarsi, da autodidatta, agli studi universitari e alla scrittura. Nelle sue opere ha documentato le durezze del lavoro manuale, l’emigrazione in Svizzera vissuta in prima persona e le dinamiche sociali legate alla ‘ndrangheta, ottenendo riconoscimenti come il Premio Campiello nel 1977. Segnato negli ultimi anni da difficoltà economiche alleviate solo dalla legge Bacchelli, oggi il suo lavoro è oggetto di un’ampia riscoperta editoriale e didattica grazie alla ristampa dei suoi testi, che offrono chiavi di lettura ancora attuali su spopolamento, emigrazione e sfruttamento lavorativo.
Dalla fatica nei cantieri in Aspromonte all’incontro con l’editoria
Saverio Strati fece il muratore fino a ventun anni, impastava calce, tirava su muri nei cantieri dell’Aspromonte, conosceva la fatica delle braccia prima di conoscere quella della penna. Era nato il 16 agosto 1924 a Sant’Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, da una famiglia contadina, aveva lasciato la scuola dopo la licenza elementare e riprese a studiare solo dopo la guerra, da autodidatta, fino a frequentare l’Università di Messina, dove seguì le lezioni di Giacomo Debenedetti, fu proprio quest’ultimo a leggere i suoi primi racconti, a restarne colpito e a portarli da Alberto Mondadori. Da lì cominciò la carriera dello scrittore che più di ogni altro avrebbe dato voce alla Calabria del Novecento.
Il racconto del lavoro, dell’emigrazione e della vita in Svizzera
La Marchesina uscì nel 1956, poi seguirono La Teda, Tibi e Tàscia, Mani vuote: la materia, però, era già tutta lì…le comunità contadine schiacciate dalla miseria, il lavoro come unica misura della dignità, l’emigrazione come ferita e come possibilità. I personaggi di Strati sono muratori, pastori, carbonai, persone che lavorano con le mani e che ragionano con le mani. In Noi lazzaroni, il romanzo nato dai sei anni trascorsi in Svizzera con la moglie Hildegard Fleig, il protagonista avverte fin dalle prime pagine: «Non parlo con l’intenzione di fare poesia o di commuovere. La facciano gli altri, la poesia: quelli che hanno avuto da sempre il ventre pieno». Proprio questo libro, pubblicato nel 1972, raccontava l’emigrazione dal di dentro: le ragioni della partenza, il razzismo, lo sfruttamento, la conquista di una dignità sempre provvisoria: oggi vi troviamo un rispecchiamento scomodo perchè costatiamo che gli italiani che partivano erano trattati come l’Italia di oggi tratta chi arriva.
Il Premio Campiello e la rappresentazione della criminalità organizzata
Nel 1977 Il selvaggio di Santa Venere gli valse il Premio Campiello perché il testo intreccia le voci di tre generazioni e affronta, fra i primi nella letteratura italiana, le dinamiche della ‘ndrangheta: i riti di affiliazione, le radici sociali della criminalità organizzata. Walter Pedullà scrisse: «L’italiano di Strati, oltre a essere scabroso, elettrizzato, policromo dove lo pretende la condizione selvaggia che solo per cominciare è calabrese, è flessibile come giunco», potremmo dire, in soldoni, che è una lingua concreta, ruvida, incapace di consolazione.
L’isolamento, le difficoltà economiche e l’intervento della legge Bacchelli
Dopo il Campiello, cominciò L’ombra, però Mondadori, che aveva pubblicato sedici suoi libri, smise di accogliere i nuovi lavori e le entrate si esaurirono. Strati viveva a Scandicci, sempre più isolato, ma nel 2009, grazie a una campagna del Quotidiano della Calabria, ottenne il sussidio della legge Bacchelli. Nella lettera in cui lo chiedeva aveva scritto: «Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie mi trovo in una grave situazione economica. […] Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5.000 pagine». Morì il 9 aprile 2014, quasi novantenne.
La riscoperta editoriale e l’attualità dei temi affrontati
Quelle migliaia di pagine sono ancora in gran parte inedite, dal 2019 Rubbettino ha avviato la ripubblicazione dell’opera omnia, con nove volumi usciti e altri in preparazione. Le opere di Strati entrano nelle scuole, ispirano cortometraggi, spettacoli teatrali, insomma siamo quasi davanti a una nuova Primavera dello scrittore muratore, speriamo che questa stagione duri per sempre, perché i libri di Strati parlano di temi che sono ancora nostri: lo spopolamento dei paesi, l’emigrazione, il lavoro che manca o che sfrutta, il capolarato, la distanza fra il Sud e il resto del Paese. Abbiamo bisogno di rileggere questi temi con lo sguardo di chi li ha già affrontati.













