Servizi per l’infanzia: la Fism chiede un sistema integrato contro la denatalità

Convegno Fism Presidente Iemmi

L’importanza cruciale dei primi mille giorni di vita, la sfida della denatalità che impone di ripensare gli spazi, e il nodo critico delle risorse. Il presidente nazionale della Fism, Luca Iemmi, fa il punto con Avvenire di Calabria sullo stato di salute dei servizi per l’infanzia in Italia. In questa intervista, Iemmi sottolinea l’urgenza di costruire un vero “sistema integrato” tra Stato, Comuni e realtà paritarie. L’obiettivo? Superare il divario territoriale che penalizza ancora il Mezzogiorno e garantire rette accessibili alle famiglie, perché la scuola paritaria resta un pilastro fondamentale dell’istruzione pubblica italiana.

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Presidente, iniziamo dal tema, un tema importante che interroga da vicino i territori, rispetto ai servizi dell’infanzia che vanno oltre l’aspetto educativo e legato all’istruzione.

Sì, lo 0-6 è un segmento molto importante ed è stato reso molto più importante negli ultimi tempi con il decreto legislativo 65 del 2017, che proviene dalla legge della Buona Scuola. Si è ampliata l’offerta formativa: prima era sezionata 0-3 e 3-6, ora si vuole tentare di portare tutto sullo 0-6, un unico segmento, però anche come sistema integrato. Quindi tutte le varie componenti del mondo della scuola, da quelle paritarie a quelle degli enti locali, a quelle degli istituti religiosi o della cooperazione sociale, tutti insieme riuniti per portare a termine questo progetto dello 0-6.

Ecco perché oggi il tema è quello di costruire lo 0-6, costruirlo insieme, e per costruirlo insieme lo dobbiamo fare attraverso i coordinamenti pedagogici, sia della componente paritaria sia di quella degli enti pubblici, la formazione, tanta formazione e poi, non nascondiamolo, anche sui fondi, perché c’è un fondo del sistema integrato 0-6 che viene alimentato ogni anno dal Ministero.

Una parola chiave, non a caso scelta per questo convegno è corresponsabilità: la Fism si è spesa molto per questo.

La Fism nasce nel 1974 come Infanzia, infatti ci chiamiamo ancora Federazione Scuole Materne: è un logo che facciamo fatica a dimenticare, anche se oggi si chiamerebbero Infanzia. Negli ultimi dieci anni abbiamo pensato di allargare l’offerta formativa anche allo 0-3. Questo in funzione di tante cose: la più importante è quella della denatalità. Molti spazi sullo 0-6 si sono liberati e quindi vogliamo andare sullo 0-3.

Con responsabilità, proprio perché ci vediamo impegnati su questa fascia, non dimentichiamoci che i primi mille giorni sono i più importanti per la crescita del bambino, psicologica e neurologica, quindi noi vogliamo spingere su questo. Una fascia che spesso è sottovalutata: l’importanza dell’istruzione e dell’educazione è sottovalutata dalle stesse famiglie. C’è anche un altro aspetto che è legato all’impossibilità di accesso ai servizi di istruzione ed educazione in questa fascia di età: spesso sono a pagamento, mancano dei sostegni da parte degli enti locali, degli enti territoriali.

Incentivare questa fascia di età che cosa vorrebbe dire, ad esempio, sul fronte della lotta e del contrasto della dispersione scolastica?

Che i servizi siano sostenibili. È chiaro che in certe regioni, con problemi economici, diventa difficile poterli sostenere senza il coinvolgimento dello Stato e dell’ente locale. Capisco che in questi momenti di tagli trasversali che vengono fatti dallo Stato centrale possa diventare difficile per l’ente locale, però diciamo che a volte sono anche scelte. Non parlo della Calabria, assolutamente, ma a livello generale sono scelte politiche di dare una preferenza a un tipo di investimento piuttosto che a un altro.

Noi spingiamo da sempre perché, oltre ai finanziamenti statali, anche gli enti locali si diano da fare, ad esempio con delle convenzioni. Al Nord sono molto sviluppate le convenzioni, man mano che veniamo verso il Sud diventano un po’ un problema. È molto difficile: una famiglia non può permettersi di spendere 600-700 euro al mese per l’infanzia. Se noi riusciamo ad avere un sistema integrato, dove ci sono i contributi statali e i contributi dell’ente pubblico, aiutiamo l’ente pubblico anche noi a intercettare quei contributi che ci sono e che, se non li vai a intercettare, nessuno te li manda, per fare in modo che questo sia sostenibile. Perché, se non è sostenibile, è chiaro che le famiglie oggi fanno fatica.

Un’ultima domanda riguarda la funzione degli istituti paritari: quanto è importante ancora la loro presenza?

Senza di noi non saprebbero come scolarizzare i bambini. Sullo 0-3 siamo un po’ più deboli perché abbiamo cominciato ad allargare l’offerta formativa solamente negli ultimi tempi e lì copriamo circa un 15% di tutta l’offerta formativa italiana. Ma noi siamo considerati la terza gamba dell’istruzione: c’è quella statale, poi c’è quella comunale e poi c’è quella paritaria.

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