SoleInsieme, la cooperativa che dà una seconda opportunità

Pochi giorni fa è stato il 25 novembre, la giornata internazionale contro ogni forma di violenza sulle donne. Ci è sembrato naturale fare un salto vicino al Castello Aragonese dove c’è la sede della cooperativa “Sole Insieme”. È un bene confiscato alla mafia, ulteriore simbolo di riscatto in una storia in cui «la seconda opportunità» è la parola d’ordine. In passato anche l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova ha visitato questo luogo di rinascita, sostenendolo fattivamente nella richiesta di erogazione dei servizi proposti anche a beneficio della diocesi e delle sue strutture. Si tratta di un esperimento sociale che prova a fare network anche con altre realtà No Profit attraverso l’adesione al Consorzio Macramè che, proprio nello stabile in cui insiste la coop, sta sviluppando un interessantissimo percorso di rigenerazione urbana dei beni immobili sottratti alla criminalità organizzata. Ne abbiamo parlato con Giusy Nuri, presidente della cooperativa che ormai da un paio di anni si propone di sostenere le donne vittime di violenza nella loro nuova vita.

Sole Insieme, un percorso che continua.
La nostra cooperativa opera a Reggio Calabria e cerca di dare opportunità concrete di lavoro a donne che si trovano in situazioni di difficoltà. Nel corso degli anni abbiamo cercato di ampliare i nostri servizi: dall’imprese di pulizia alla sartoria solidale. Ovviamente forniamo un supporto a trecentosessanta gradi alle donne che si rivolgono al nostro sportello.

Violenza sulle donne. Quanti passi in avanti fatti?
Sicuramente è un tema molto dibattuto anche in Città; non mancano le iniziative di sensibilizzazione, però di strada ce n’è molta da fare. E mi riferisco in particolare a tutta l’hinterland metropolitano completamente sprovvisa di strumenti adeguati. Pensiamo alle donne che vivono queste situazioni che si ritrovano in totale solitudine ad affrontarle, specie – appunto – se risiedono fuori dal centro cittadino.

Come le Istituzioni vi possono aiutare concretamente?
Come cooperativa ci occupiamo della fase post–uscita dalla violenza domestica; parliamo di donne che vogliono ricominciare: la tematica del lavoro è fondamentale. Si tratta di persone che, spesso, non hanno mai lavorato o che non hanno mai messo a reddito le proprie capacità. C’è bisogno di una rete più solida rispetto alle politiche attive del lavoro. Pensiamo ad opportunità e strumenti che la legge prevede e che, purtroppo, gli Enti non incentivano nel tessuto produttivo locale.

Lavoro e formazione. Soprattutto degli uomini.
Assolutamente sì. Spesso si parla della violenza delle donne che se fosse una tematica solo al femminile. Invece investe, principalmente, gli uomini. Nei Centri antiviolenza si sta iniziando a lavorare anche sugli uomini maltrattanti: questi devono prendere coscienza che vivere i rapporti in modo malato, violento, e non trincerarsi dietro cliché brutali come «se l’è andata a cercare ». Questo non deve, però, fermarsi soltanto a chi già si macchia di queste azioni: ci vuole più formazione nelle scuole, tra i ragazzi, perché un amore non può mai essere violento.

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