Da alcuni giorni sto pensando al fatto di mettere su carta ciò che vado riflettendo. Si è vero stiamo vivendo e vivremo un tempo di Quaresima assai particolare e una settimana santa ed una Pasqua altrettanto singolare, “altra” e diversa, ma penso che il Signore – per noi che crediamo ed abbiamo una prospettiva di fede – ci stia parlando ed educando anche in questo tempo di prova, di paure, preoccupazioni, un “kairòs” di grazia e di salvezza che ci invita a non uscire fuori, ma rientrare in noi stessi, secondo l’invito sempre valido ed attuale di S. Agostino nelle sue Confessioni, a fermarci, a fare silenzio e a verificare la nostra vita di uomini, donne, cristiani, preti ed operatori pastorali, per cogliere in noi stessi la verità, l’essenza vera della nostra fede, «l’essenziale che è invisibile agli occhi», come leggiamo nel bel racconto del Piccolo principe, i valori essenziali, sempre belli e veri della nostra vita umana e cristiana.
Insomma a fare discernimento, per intravedere quale è la strada da battere dopo che questa fase – così delicata e difficile della nostra vita, ma anche dell’umanità intera, nonché, mi sembra, delle nostre Chiese cristiane – sia trascorsa o almeno rallentata e gestita in modo alquanto umano e vivibile. Mi è piaciuta molto la bella e profonda riflessione filosofico-teologica, apparsa domenica 5 aprile 2020, p. 28, sul nostro quotidiano cattolico Avvenire (vademecum prezioso e fedele e non solo in questo tempo!) del sacerdote e teologo cattolico ceco Tomàs Halìk: «Questo è il momento di prendere il largo».
Il card. Carlo Maria Martini, parlando delle catastrofi naturali nelle sue Conversazioni notturne a Gerusalemme, così diceva: «Ho constatato più volte, tuttavia, che proprio questo male risveglia molte forze positive. I giovani si svegliano e affermano: voglio aiutare. Non è una spiegazione soddisfacente, ma intuiamo che dalla sofferenza possiamo imparare molto».
Tutte domande che ci poniamo e potremmo porci per un discernimento personale e comunitario, anche all’interno ed in vista di un “cammino sinodale” delle nostre Comunità, a cui siamo da un po’ di tempo richiamati anche dalla Chiesa italiana e dalle nostre Diocesi. Domande che richiedono riflessione, confronto, apertura d’animo, di mente e di cuore, visione ecclesiale e pastorale ad ampio respiro, anche in comunione e collaborazione con le altre Chiese cristiane e le altre espressioni religiose.













