Turismo religioso in Calabria, beni ecclesiastici un grande museo da visitare

Martino: «L’intero patrimonio calabrese è composto per il 90% di opere di derivazione religiosa»

A costituire una consistente porzione dell’offerta legata al turismo religioso in Calabria sono i beni ecclesiastici “custoditi” nelle diocesi calabresi. Insieme costituiscono un vero e proprio grande museo da valorizzare e visitare.

Turismo religioso in Calabria, un itinerario da scoprire

Tra musei diocesani (in tutto 15) ed ecclesiastici (parrocchiali e non solo, come ad esempio lo è il Museo della Confraternita del Carmelo di Bagnara o quello della Basilica di Seminara), nella sola Calabria esistono ben 39 realtà.

È lontana, ormai, l’immagine dei musei ecclesiastici calabresi quali luoghi polverosi, dove esporre opere alla rinfusa. Oggi sono siti di interesse storico e culturale, guidati da valide professionalità e bene organizzati, in cui ogni allestimento è curato con particolare dovizia e piglio scientifico.


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Le attività didattiche e di ricerca sono all’avanguardia e costituiscono un’eccellenza della nostra regione. Una rete museale che “racconta” non solo la storia, ma anche la devozione della Calabria che ben si inserisce all’interno di dell’offerta turistica e culturale della Regione.

La “rete” dei musei diocesani calabresi, un settore all’avanguardia

«La nostra rete museale, a tutti gli effetti, può essere considerata come una sorta di trincea a difesa di un patrimonio inestimabile, tramandatoci dalla fede e che i nostri antenati ci hanno affidato», spiega Paolo Martino, direttore del Museo diocesano di Oppio e incaricato regionale per i Beni culturali ecclesiastici della Calabria e segretario della Consulta per i Beni culturali della Conferenza episcopale calabra.

«Abbiamo l’obbligo – aggiunge Martino – non solo di custodire questo patrimonio ma di farlo conoscere e, a nostra volta consegnarlo, alle generazioni che verranno».

Recentemente esposto al Louvre: il San Sebastiano di Benedetto Da Maiano del 1490 (Museo diocesano Oppido)

Un modo, insomma, per far conoscere l’immagine migliore della Calabria e anche per incentivare il turismo, non solo religioso, spiega Martino: «Basti pensare a due grandi opere in nostro possesso, non a caso “ambasciatori di bellezza” della nostra terra: il Codex Purpureus di Rossano, patrimonio dell’Unesco, che attira visitatori da tutto il mondo e il San Sebastiano di Benedetto Da Maiano del 1490, custodito ad Oppido. Quest’ultimo, nel 2021, è stato esposto al Museo del Louvre di Parigi e al Castello Sforzesco a Milano, contribuendo ad esportare il messaggio di una terra, la Calabria, culturalmente ricca e non seconda a nessuno».

Il patrimonio culturale calabrese, rappresentato da beni di derivazione religiosa

Tante altre, tuttavia, sono le opere a rappresentare la bellezza artistica e culturale della Calabria. «Una novantina circa – ricorda Martino – sparse solo tra le diocesi di Reggio Calabria – Bova, Oppido – Palmi e Locri – Gerace».

Un dato per far comprendere ancora meglio la valenza dei beni culturali che appartengono solo alla Chiesa è il fatto che «il 90% complessivo dei beni culturali custoditi nella nostra regione è di derivazione religiosa». Recentemente il team di Wikimedia, associazione che dal 2005 opera in Italia nel campo della diffusione dei saperi, ha visitato la Calabria e si è interessato proprio dei beni ecclesiastici custoditi nelle diocesi della regione: ben 130 mila “pezzi” che potrebbero essere anche 160 mila, come spiega ancora l’incaricato regionale per i Beni culturali ecclesiastici della Calabria.


PER APPROFONDIRE: Cosa visitare a Reggio Calabria in tre giorni


Insomma, è un vero e proprio «grande museo da valorizzare e come una bella Ferrari ogni singolo elemento non può rimanere in garage, ma fatto conoscere al mondo». Un valido modo per promuovere in chiave turistica la Calabria, terra ricca di storia, tradizioni e spiritualità.

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