Tutti i tasselli del metodo Bergoglio

Un’analisi sull’intervento del direttore de La Civiltà Cattolica

La relazione su “Chiesa e mondo al tempo di papa Francesco” – tenuta il 9 dicembre 2017 dal direttore de La Civiltà cattolica, il gesuita padre Antonio Spadaro, in un’Aula magna del Seminario arcivescovile “Pio XI” gremita di persone, attente e partecipi – è stata una felice occasione per fare il punto sul pontificato di papa Bergoglio.

Va detto subito che il relatore, del resto attenendosi strettamente alla traccia, si è ben guardato dall’affrontate il tema del rapporto fra Bergoglio e la Chiesa – questione tutta ad intra il mondo ecclesiale – considerandola, in risposta ad alcuni interventi del pubblico, tutto sommato di minor rilevanza e di minor respiro.

Padre Spadaro ha invece scelto di “volare alto”, guardando alla funzione profetica, misericordiosa ed universale – cattolica appunto! – della Chiesa. È riuscito a farlo parlando con franchezza ed esemplare semplicità, senza indulgere in ardue (e pericolose) diatribe teologiche e senza cedere a (contingenti) considerazioni politiche, entrambe prospettive del tutto estranee al modo in cui papa Francesco intende il suo ruolo di vescovo di Roma e, soprattutto, la sua difficile funzione petrina.

Il direttore de La civiltà cattolica ha scelto, quindi, la via singolare di raccontare, per quanto possibile in un paio d’ore, come e cosa ha visto stando accanto al Papa in questi anni: raro privilegio, insieme a quello di accompagnarlo, come componente della delegazione pontificia, nei viaggi apostolici.

Dunque, più che di una relazione

stricto sensu intesa, si può dire che si è trattato di una “testimonianza” diretta, tanto più efficace quanto più consona – almeno così è sembrato – allo stesso stile di Bergoglio, più incline al gesto spontaneo e alla concreta preoccupazione pastorale che all’astratto e freddo ordine dottrinale. Insomma, il gesuita padre Spadaro ha seguito il Papa gesuita non solo nei viaggi, ma anche nel quotidiano e sofferto sforzo di discernimento dei problemi contemporanei.

In papa Francesco – oltre l’impegno di rinnovamento dell’apparato curiale, su cui forse si appunta maggiormente l’attenzione dell’opinione pubblica italiana – è evidente soprattutto l’apertura ecumenica, interreligiosa ed in genere il tentativo (che era già del cardinale Bergoglio) di dialogo con ogni interlocutore, anche con soggetti che potrebbero essere considerati avversari, anzi nemici, della Chiesa stessa. L’apertura di Bergoglio, che non rinnega certo il patrimonium fidei, ha uno straordinario valore teologico per la sua fondazione squisitamente evangelica: l’«amore dei nemici», che giustamente padre Spadaro ha definito l’essenza del cristianesimo, quale tratto specifico e distintivo della nostra religione rispetto ad altre concezioni del mondo (senza, per questo, dimenticare la compassione buddista, l’amore del prossimo ebraico, la clemenza di Allah, la tolleranza laica).

Se questo sforzo finora ha dato frutto (per esempio, la ripresa delle relazioni fra Usa e Cuba, grazie alla mediazione della Santa sede) è perché l’approccio ai problemi di Bergoglio è caratterizzato – come ha ricordato padre Spadaro – da un pensiero “aperto” e “incompleto”, l’unico adatto alla complessità contemporanea e l’unico idoneo ad indicare vie d’uscita pacifiche alle tragedie del mondo.

L’opzione netta per i più poveri e i diseredati (quale che sia la loro religione), la scelta di non usare la formula valori non negoziabili, il distacco dalle dispute teologiche, l’ostinata volontà di dialogare con tutti: sono i “tasselli” di un mosaico che potrebbe essere definito il “metodo Bergoglio”. Metodo che funziona. Nonostante alcune minori esternazioni oggetto di sterile polemica strumentale, i suoi discorsi sono – è persino stucchevole doverlo ricordare – del tutto ortodossi: spesso non sono altro che collages di passi di altri Pontefici e riproposizione della tradizionale dottrina sociale. Ciononostante il Papa ottiene in tutti i continenti un enorme e diffuso consenso fra la gente, non solo (ovviamente) nel limitato “gregge” cattolico, ma anche (e sorprendentemente) “al di fuori” del mondo cattolico.

Ed è proprio su questa funzione di leadership morale “universale” – esattamente cattolica – del Pontefice che soprattutto molti ambienti ecclesiali italiani più conservatori dovrebbero riflettere.

* direttore Istituto diocesano Lanza

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