Una nuova scuola? Non in Calabria

La didattica nuova si sta diffondendo ma trova resistenze al Sud. Si chiama ‘Progetto Dada’ e sta prendendo piede in tutto lo Stivale dopo una fase sperimentale

Aule colorate e attrezzate, che somigliano sempre più a veri e propri laboratori, sedie e banchi facili da spostare per creare ambienti dinamici e studenti che, ad ogni cambio d’ora, lasciano una classe per raggiungerne un’altra dove trovano il professore ad attenderli. La didattica innovativa parte proprio dagli spazi e allora, per metterla in pratica nella scuola italiana, c’è bisogno di stravolgere il vecchio assetto della scuola tradizionale e adeguare le aule fino a farle diventare spazi di apprendimento a tutti gli effetti. In Italia sta guadagnando sempre più terreno la didattica innovativa e il Ministero dell’istruzione ne sostiene l’attivazione con bandi e finanziamenti dedicati. Un po’ ovunque tranne che in Calabria.

L’esperienza è stata avviata nel 2014 da un piccolo gruppo di scuole pioniere nel settore e che, negli anni, sono diventate sempre più numerose. Hanno colorato le loro aule, trasformandole in una sorta di dipartimenti in cui il colore rosso, ad esempio, rappresenta le scienze e quindi tutte le aule di colore rosso hanno a che fare con materie affini alle scienze, spesso tutte sullo stesso piano dell’edificio. Un’idea pratica per far sì che gli studenti riescano a muoversi nei corridoi senza perdersi e senza perdere tempo. Viene scardinata infatti l’idea di aula tradizionale dove gli alunni trascorrono l’intera giornata scolastica: la classe, con la didattica innovativa, si muove di ora in ora raggiungendo il dipartimento o il laboratorio in cui seguire la materia specifica.

I ragazzi si muovono, ad ogni cambio dell’ora e in base a regole precise, evitando così di restare seduti al banco per troppe ore rischiando di distrarsi. I corridoi hanno la segnaletica necessaria per gli spostamenti, ci sono anche app dedicate all’individuazione di laboratori o biblioteche dislocate all’interno dell’edificio scolastico, i ragazzi camminano in fila sul lato destro dei corridoi e spesso hanno un apri–fila e un chiudi–fila.

Per realizzare il progetto Dada è necessario quindi ripensare integralmente lo spazio educativo, collocando sui diversi piani dell’edificio scolastico i dipartimenti disciplinari partendo dai laboratori già esistenti. Le aule vengono attrezzate con librerie e scaffalature dedicate a strumenti per le singole materie, vengono dotate di tecnologie informatiche e arredate in maniera versatile per consentire rapide trasformazioni: lavagne, banchi e sedie che si spostano all’interno della classe per adattarsi alla lezione che il docente decide di svolgere giorno per giorno.

Si tratta di un metodo che sta prendendo piede, adottato da un crescente numero di scuole che si stanno avvicinando al progetto Dada, acronimo che sta per Didattiche per ambienti di apprendimento, nato nel 2014 a Roma dal liceo scientifico Labriola di Ostia e dal liceo Kennedy a Trastevere. A gennaio scorso, ad esempio, il Miur ha stanziato 22 milioni di euro per la creazione di ambienti di apprendimento capaci di integrarenella didattica l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. Al bando hanno partecipato 5mila istituzioni scolastiche, evidentemente interessate all’innovazione. Sono state finanziate 1.115 proposte, di cui 663 per scuole elementari e medie e 452 per le superiori. Le Regioni con il maggior numero di progetti approvati sono state la Campania e la Lombardia, seguite da Piemonte, Lazio, Veneto e Puglia.

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