Unitalsi, concluso campo a Bagnara in compagnia dei seminaristi

Oggi sempre più la persona è una merce soprattutto mediatica: ad essere mercificate sono visibilità ed affettività. Accanto ad un mercato del corpo, infatti, vige anche un mercato degli affetti. Ne sono viva testimonianza i mass media e la rete sociale saturi di sensazionalismo e sentimentalismo “a buon mercato”.

Tutto ciò stride con una parola perennemente scontata e banale, ma carica di un significato, che è il compendio dell’agire cristiano: gratuità. Intrinseca alla gratuità non è il mio interesse personale, ma l’interesse dell’altro, ovvero l’essere in mezzo all’altro, non come pietra di inciampo e ostacolo ma come mezzo senza tornaconti personali, perché il fine è unicamente l’altro.

Indubbiamente gratuita è stato il leitmotiv della nostra esperienza di campo Unitalsi svoltosi a Marinella di Bagnara nei giorni 20-27 luglio. Un campo diverso rispetto a quelli precedenti per 3 motivi: è stato il trentesimo campo; la struttura, che ci ha ospitati, è stata una differente scuola, quella appunto di Marinella; Il campo è stato esplicitamente dedicato ad Amelia Mazzitelli, vicepresidente nazionale dell’Unitalsi, morta lo scorso marzo e simbolo dell’Unitalsi nella nostra Diocesi. Amelia è stata spiritualmente presente nelle varie testimonianze, che si sono dipanate nel corso della settimana, e dedicate rispettivamente al Sì a Cristo, alla vita, alla speranza e al dolore. Abbiamo toccato con mano come Amelia continui a vivere nei ricordi e negli affetti degli amici, dei volontari per il suo “insegnamento non solo vocale” ma anche e soprattutto esistenziale.

Noi seminaristi abbiamo avuto la possibilità di collaborare con i volontari unitalsiani semplicemente prendendoci cura degli “amici”. Così sono chiamati gli ospiti del Campo. “Amici”, infatti, è il termine chiave per comprendere il modo di esserci nel microcosmo dell’Unitalsi.

Non si è trattato semplicemente di un servizio unilaterale, che noi seminaristi abbiamo offerto agli ospiti come se questi ultimi fossero ricettori passivi di carità. Ciò che abbiamo vissuto è stato piuttosto un servizio reciproco, che si è costantemente nutrito di amicizia: se noi abbiamo offerto la nostra disponibilità al servizio, gli amici ci hanno offerto la loro presenza carica di affetto e di calore umano, all’insegna di una gratuità disinteressata in cui è “bandito” il pensare solo a se stessi.

Il campo Unitalsi è stata una vera e propria scuola di gratuità, di una gratuità che si è ricevuta e donata aldilà di ogni logica tornacontistica ed egoistica. Maestro di gratuità è stato Gesù Cristo modello ed esempio di donazione perfetta. È stato Lui la scaturigine delle parole dette e dei gesti vissuti nel Campo, contribuendo così a fugare le paure iniziali e le timidezza e caratteriali.

Dinanzi alle reticenze e alle titubanze, ci ha soccorso la Parola di Dio: “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4, 13).. Un versetto biblico, che è stato la parola guida del Campo, e che Amelia amava dire a se stessa e agli altri. Come Amelia soleva ripetere, l’Unitalsi è “una grande famiglia” in cui ognuno si preoccupa dell’altro esclusivamente per il bene dell’altro.

Di contro al commercio di se stessi, la Unitalsi è il luogo in cui rinasce la gratuità dell’esserci per un con-esserci. Essere nel mondo per essere con gli altri: è questo il messaggio, che il Campo Unitalsi ci ha donato e trasmesso.

Domenico, Alessandro, Giuseppe

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