Avvenire di Calabria

La presidente dell’Ordine dei farmacisti di Reggio si dice possibilista rispetto a questa ipotesi

Vaccini in farmacia, Musolino: «Strada da percorrere»

di Federico Minniti

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In ogni quartiere o piccolo comune, le farmacie rappresentano ordinariamente un presidio di prossimità sanitaria. Al tempo del Covid-19, questa presenza ha assunto un valore di “sentinelle” rispetto a un’emergenza che non conosce confronti nella storia recente. Ma come si sono sentiti gli uomini in camice bianco che, nonostante le restrizioni, non si sono mai fermati durante la pandemia? Lo abbiamo chiesto a Angela Daniela Musolino, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Reggio Calabria.

Un anno in trincea contro il coronavirus. Come è cambiata la vita dei farmacisti reggini?
La pandemia ha messo a dura prova tutta la popolazione in particolare coloro che come noi hanno avuto un ruolo in prima linea nell’emergenza. I farmacisti hanno dovuto ancora una volta mostrare la loro abnegazione rispetto al ruolo sociosanitario che rivestono. È stato faticoso continuare a lavorare giorno dopo giorno anche quando la pandemia era nella sua fase più critica, essere rassicuranti e professionali, essere presenti, mantenere le distanze, lavorare in sicurezza per i pazienti, per sé, per le proprie famiglie. Garantire la stabilità e le certezze di sempre in un momento in cui regnano paura e confusione è stata una delle prove più delicate e impegnative affrontate da tutti noi.

Si moltiplica la richiesta di sviluppare la campagna vaccinale all’interno delle farmacia. Come valuta questa opzione?
È certamente un passaggio impegnativo e importante che potrebbe segnare la svolta nelle tempistiche vaccinali. La farmacia è “prossimità” ed è presente capillarmente, dalla città al paesino più remoto, il che consentirebbe di vaccinarsi vicino casa, senza rischio di aggregazioni e sovraffollamenti. Sicuramente anche la partecipazione alla campagna vaccinale è un segnale del senso di responsabilità che i farmacisti mostrano ancora una volta. Per noi è certamente uno sforzo economico, etico e professionale non da poco, che comporta nuova formazione, adeguamento delle strutture e dei protocolli, riorganizzazione del personale, nuove responsabilità e ulteriore esposizione al rischio d’infezione, ma è il senso di responsabilità che ci spinge a partecipare, sappiamo quanto sia necessario aumentare il numero del personale vaccinatore e anche questa volta non ci siamo tirati indietro, dimostrando di avere più a cuore la salute del cittadino piuttosto che le difficoltà che necessariamente ne derivano.

Il farmacista è spesso e volentieri uno dei primissimi soggetti di prossimità nella rete sanitaria. Qual è la principale richiesta che i cittadini fanno durante questa fase pandemica?
È vero, credo sia inconfutabile che il farmacista è oggi il primo riferimento sanitario. La farmacia è il presidio costantemente a disposizione del cittadino e la richiesta costante è di “ascolto” dei bisogni e soluzione ai problemi: i cittadini ci chiedono risposte, ci chiedono supporto, ci chiedono consigli e questo è quello che facciamo ogni giorno, da sempre, prima e durante la pandemia Il Covid-19 sta acuendo le differenze sociali.

Povertà economica equivale a povertà sanitaria: si può immaginare di istituzionalizzare la prassi del “farmaco sospeso”?
Sicuramente la povertà economica e la povertà sanitaria sono delle criticità che stiamo vedendo amplificarti ogni giorno. Credo che tutto ciò che possa contribuire a semplificare i processi di accesso al farmaco tramite le farmacie sia auspicabile e doveroso nei confronti di una popolazione che ha il diritto di essere assistita. Il mondo della farmaceutica non ha mai avuto una sovraesposizione mediatica come in questo periodo storico. A chi accusa questo universo di “speculare” sull’emergenza, cosa risponde? A chi ci accusa di speculare su una situazione tragica come questa direi di provare ad “indossare il camice” e trascorrere due giorni con noi dietro il banco. Credo che purtroppo oggi sia più facile che faccia notizia un cattivo esempio che mille buoni esempi, e che si siano raccontate tante storie distorte mentre i farmacisti lavoravano senza presidi, senza sosta, senza orari, mettendo in gioco la propria vita. Fuori da ogni polemica posso dire che chi come noi ha una consapevolezza dell’etica e di ciò che sta dietro a un camice sa perfettamente che sulla salute delle persone non si può e non si deve speculare.

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