Velia Nicolò, il saluto del Masci RC4: «Sempre dalla parte dei più deboli»

«Ciao Velia» scrivono immersi nel dolore del distacco terreno, ma confortati di ritrovarla al cospetto del Padre

«Abbiamo pensato, nei giorni scorsi, mentre tentavi di difenderti da un dolore che ti portava lontano, che saresti nuovamente stata presto con noi. Per vivere insieme tutto ciò che faceva parte della tua vita, che avevi sempre voluto strenuamente che facesse parte della tua vita. Di una vita che non mettevi mai sotto le luci dei riflettori e che amavi a tal punto da volerla donare agli altri, anche a costo di fatiche, spesso improbe» scrivono le donne e gli uomini del Masci RC4 ricordando la storica voce dello scoutismo reggino, Velia Nicolò scomparsa di recente.

«La tua volontà andava oltre le complessità ed i formalismi di vuote idee stereotipate: la tua allegra fantasia, a tratti bonariamente burbera, era fonte e veicolo di coinvolgimento per altri, di spinta emotiva per fare qualcosa di più e farla sempre meglio. Il fazzolettone scout che al collo portavi da molti anni, era diventato un segno di riconoscimento, un gagliardetto di forza e tenacia mai dome, un distintivo di buone pratiche».

«Una persona di grande ricchezza», ci racconta chi l’ha conosciuta, «che l’ha portata a battersi sempre per i diritti di tutti». «Adesso ci resta il ricordo, il ricordo di tutte le volte che hai legato col cuore le molteplici attività che le tue forze ti hanno concesso di svolgere e che hanno colorato con arcobaleni lucenti, le piccole e grandi gioie e sofferenze della vita. Non amavi i compromessi, la tua tenacia ti spingeva sempre a cercare di ottenere risultati sempre nuovi; il tuo impegno era sempre personale, mai succube di calcoli o clamori mediatici. Preferivi tenere il broncio e dire sempre ciò che pensavi, piuttosto che accondiscendere supinamente a propositi irrealizzabili», dicono gli amici di sempre che concludono: «La tua simpatia, poi, esplodeva di botto in scoppiettii fulminanti, resi evidenti anche grazie al tuo saper divertire e divertirti con gli altri. E la tua modestia ti permetteva di tenere banco, attirare l’attenzione, ma senza mai che un briciolo di vanità o di supponenza arrivasse a distogliere il senso reale delle tue azioni. La tua mancanza si avvertirà in tutte le occasioni nelle quali cercheremo di dare una mano a chi non ce la fa, un pasto a chi non ha da mangiare, un sorriso a chi non ricorda più come si fa. Cercheremo dentro gli occhi degli ultimi il bagliore intimo del tuo sorriso. Sarà lì che ti ritroveremo».

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